Villa d'Este, il buio ricreato artificialmente

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John Pedeferri

John Pedeferri

Riscoprire uno spazio storico come veniva realmente percepito nel 1500, nelle bellissime sale di Villa d'Este a Tivoli. È da questo presupposto che nasce il visore 3D per la restituzione virtuale della Prima Sala Tiburtina

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Il buio ricreato artificialmente, gli affreschi di Villa d'Este a Tivoli illuminati per la prima volta esattamente come dovevano apparire nel 1500 agli occhi del cardinale Ippolito II d'Este e dei pittori che lavoravano al suo servizio a palazzo. Affreschi che celebrano i miti della fondazione che dovevano apparire molto diversi da come siamo abituati a vederli oggi, illuminati dai faretti fotografici che producono un effetto di appiattimento e alterano la percezione dei colori. 

 

La luce del '500

Il buio digitale. È da questo presupposto che nasce il visore 3D per la restituzione virtuale della Prima Sala Tiburtina di Villa d’Este a Tivoli, sviluppato nell’ambito del “Progetto CHANGES – CUP B83C22005060006”, con il sostegno di CdE-DTC Lazio e la direzione scientifica di Carmelo Occhipinti. Il modello tridimensionale è stato realizzato tramite scansione laser terrestre ad alta precisione e integrato in un ambiente interattivo in cui la luce diventa elemento attivo. Cosi la Prima Sala Tiburtina di Villa d’Este può essere illuminata con diverse modalità, da quella neutra fino alla simulazione delle fonti luminose dell'epoca. 

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Un visore 3D restituisce l’atmosfera del Rinascimento

Il visore è sviluppato da Haltadefinizione e Memooria, entrambe tech company di Gruppo Panini Cultura, in seguito alla campagna di digitalizzazione curata da Haltadefinizione. Grazie a queste sinergie è oggi possibile esplorare virtualmente lo spazio della prima Sala Tiburtina, simulando le condizioni di illuminazione del XVI secolo, restituendo per la prima volta un’esperienza coerente con la percezione storica dell’ambiente che permette di osservare gli affreschi alla luce instabile e selettiva delle candele.

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Gli affreschi a lume di candela (digitale)

L’analisi delle fonti archivistiche e delle descrizioni coeve alla realizzazione della sala, decorata entro il 1569 da una eterogenea équipe di artisti anonimi, ha permesso di ricostruire condizioni di fruizione profondamente diverse da quelle attuali. Gli affreschi della Sala Tiburtina, concepiti per una visione in penombra, si inseriscono in un complesso decorativo che includeva tessuti preziosi, superfici marmoree illusionistiche, gemme e stucchi, contribuendo a un’esperienza visiva stratificata e fortemente scenografica. Il riesame della letteratura artistica tiburtina, in particolare degli scritti di Pirro Ligorio e Marco Antonio Nicodemi, ha inoltre consentito di precisare l’apparato iconografico dedicato alla storia mitica di Tivoli: da Ercole, figura centrale nella costruzione simbolica del potere estense, ai fondatori Tiburto e Catillo, fino alle vicende dei loro eredi.

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Equilibrio tra passato e futuro

La Prima Sala Tiburtina si configura così come un caso esemplare di integrazione tra architettura, decorazione e narrazione. Grazie all’innovazione tecnologica sviluppata da Gruppo Panini Cultura, questo equilibrio torna oggi leggibile nella sua dimensione originaria, aprendo nuove prospettive per la ricerca, la didattica e la valorizzazione del patrimonio culturale.

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