Apple: Siri cambia motore di ricerca, lascia Bing per Google

Siri è l'assistente vocale di cui sono dotati i dispositivi di Apple (Getty Images)
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La società di Cupertino ha ufficializzato un cambiamento avvenuto il 25 settembre. Il motore di ricerca di Microsoft da ora in avanti sarà utilizzato sui dispositivi della Mela solo per la ricerca di immagini

Siri, l’assistente vocale di Apple, per rispondere alle domande degli utenti non utilizza più Bing, il motore di ricerca di Microsoft, ma si affida a Google. La novità è stata annunciata dal colosso di Cupertino al sito specializzato TechCrunch, che ha così ufficializzato un cambiamento che è diventato effettivo già dal 25 settembre. Nello specifico la funzione "Cerca" nei dispositivi iOS e "Spotlight" (la funzione di ricerca) sui computer Mac da ora in avanti utilizzerà il motore di ricerca di Mountain View per effettuare ricerche in rete. Questo cambiamento, spiega Apple, "permetterà agli utenti di avere un'esperienza di ricerca coerente con quella che hanno quando utilizzano Safari". Il programma per navigare online della Mela morsicata, infatti, utilizza già da anni Google come motore di ricerca preimpostato.

Continua la collaborazione con Microsoft

"Con Google e Microsoft", ha sottolineato Apple a TechCrunch, "abbiamo forti rapporti e restiamo impegnati per offrire ai consumatori la migliore esperienza possibile". A conferma di questa sinergia la società fondata da Bill Gates ha fatto sapere che la collaborazione con Cupertino va avanti e che a Bing sarà ancora affidata la ricerca di immagini con Siri. L'assistente vocale, per quanto riguarda i video, farà invece riferimento direttamente a YouTube.

Decisione parte di un accordo più vasto

La decisione di passare a Google, secondo TechCrunch, potrebbe far parte di un accordo più vasto, trapelato quest'estate, per il quale Mountain View verserebbe 3 miliardi di dollari (poco più di 2,5 miliardi di euro) a Apple per continuare ad essere il motore web predefinito su iPhone e iPad. L'investimento, secondo il sito specializzato, consentirebbe a Google un traffico tale - con i conseguenti introiti pubblicitari - da aver convinto la società a triplicare l’offerta rispetto al miliardo di dollari che avrebbe pagato nel 2014.

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