Snapchat, ecco perché i prossimi 10 giorni saranno decisivi

Il co-fondatore di Snapchat, Evan Spiegel (Getty Images)
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In vista della trimestrale dell'11 agosto, Snap (la società che controlla l'app) deve affrontare alcuni appuntamenti importanti che potrebbero ripercuotersi sul valore delle azioni

Calma e sangue freddo. È questo il mantra che, da qui ai prossimi 10 giorni, dovranno ripetersi Evan Spiegel e Bobby Murphy, i fondatori di Snapchat. Da qui all'11 agosto, infatti, Snap (la società quotata che controlla l'app dei messaggi a scomparsa) si giocherà molto. E non solo perché svelerà la seconda trimestrale da quando è approdata a Wall Street.

Il lockup delle azioni

La prima tappa è iniziata il 29 luglio. In questa data sono scaduti i 150 giorni di "lockup", cioè il periodo in cui gli azionisti della prima ora non potevano vendere i titoli di Snap. È una prassi che intende proteggere la società quotata dalle fibrillazioni dell'esordio. Di solito, specie per i gruppi tecnologici, la fine del lockup corrisponde a un calo del titolo, come testimonia un grafico elaborato da JP Morgan (il periodo di lockup è compreso, solitamente, tra i 90 e i 180 giorni). Gli effetti si sono visti anche su Snap, durante le prime ore di contrattazione successive alla fine del lockup (cioè all'inizio della seduta di oggi, 31 luglio): il titolo è partito con un calo vicino ai 3 punti, per poi risalire leggermente (anche se sempre in rosso).

Il calo del titolo

Le azioni di Snap, però, potrebbero non affondare nonostante il via libera alle vendite. Per motivi diversi. Le vendite rappresentano spesso delle prese di profitto. Cioè: chi ha comprato al momento della quotazione, vende perché le azioni hanno raggiunto un prezzo più alto. Per Snap questo non vale. Le performance di borsa sono state così negative da aver trascinato il titolo intorno ai 13,7 dollari, ben al di sotto dei 17 del prezzo di Ipo. Tradotto: chi si disfa delle azioni adesso, ci rimette. Potrebbe farlo comunque perché convinto che il titolo scenderà ancora, soprattutto se la trimestrale dell'11 agosto non dovesse dare soddisfazioni agli investitori. Paradossalmente, quindi, un calo così forte (del 51% tra la fine del primo giorno di contrattazioni e la chiusura del 28 luglio) ha già in parte scontato gli effetti del lockup. Ma non è il solo motivo di un ribasso (tutto sommato) contenuto.

Il blackout dei dipendenti

In vista della trimestrale c'è un altro vincolo alla vendita delle azioni. La scadenza del lockup arriva durante il periodo di "blackout", cioè del lasso di tempo (che precede la diffusione delle trimestrali) in cui ai dipendenti di una società è vietato vendere e acquistare azioni del gruppo. Anche questa è una prassi, necessaria per evitare casi di insider trading (il reato che compie chi sfrutta informazioni riservate per guadagnare sulle contrattazioni del titolo). Il blackout esclude quindi i dipendenti dalla platea di chi potrebbe vendere, limitando così in parte il volume degli scambi.

Occhi sulla trimestrale

Si arriverà così all'11 agosto, il vero giorno della verità. Snap dovrà dare prova di essere una società solida e, soprattutto, in crescita. Il rosso della prima trimestrale era in parte dovuto ai bonus distribuiti a fondatori e dipendenti. Adesso si guarderà molto di più alle cifre crude, a partire dal numero di utenti attivi. Snap dovrà dimostrare di poter reggere alla concorrenza di Stories (su Instagram e Facebook) e Whatsapp Status (che ha toccato i 250 milioni di utenti). Ma soprattutto, dopo la bocciatura di Morgan Stanley, dovrà dimostrare di saper innovare e crescere più in fretta.

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