La Cina vuole diventare leader mondiale dell'intelligenza artificiale

La Cina investe sull'intelligenza artificiale (Getty Images)
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Pechino fissa gli obiettivi: le imprese del settore dovranno produrre un giro d'affari di 1000 miliardi di yuan (127 miliardi di euro) entro il 2030. In arrivo investimenti pubblici e stimoli per quelli privati

Anche la Cina mette gli occhi (e il portafogli) sull'intelligenza artificiale. Il governo ha varato un piano che punta a rendere il Paese un “centro di innovazione globale” entro il 2030. Sviluppare un sistema di questo tipo – si legge in una nota – è molto sfidante perché impone la creazione non “solo di tecnologie ma anche di prodotti e mercato”. Meglio allora cominciare subito. Con lo scopo di utilizzare l'intelligenza artificiale “per promuovere economia, welfare e sicurezza nazionale”. Tradotto: l'AI servirà per per imprese, servizi pubblici e applicazioni militari.

 

Gli investimenti in arrivo

Il piano indica anche numeri precisi. Le società cinesi che operano nel settore dovrebbero punta a un giro d'affari di 150 miliardi di yuan (circa 19 miliardi di euro) entro il 2020, di 400 miliardi di yuan (oltre 50 miliardi di euro) nel 2025 e di 1000 miliardi di yuan (127 miliardi di euro) nel 2030. Il che significa competere con gli Stati Uniti per essere leader mondiale. La mano pubblica ci metterà del suo. “Il governo prevede investimenti in progetti di intelligenza artificiale qualificati”. Ma saranno anche “incoraggiati investimenti di capitali privati e la costituzione di fondi” dedicati al settore. Non sarà una manovra autarchica: le compagnie e i ricercatori cinese, scrive il Consiglio di Stato, saranno spinti a “cooperare con i team leader a livello internazionale e a considerare fusioni o investimenti in società straniere”.

 

Cosa dicono le linee guida

Secondo le dichiarazioni non si tratterà solo di una pioggia di investimenti. Pechino prevede un piano più organico, che parte dalla formazione. Servono infatti “più professionisti dell'intelligenza artificiale”. Il resto passa dalla promozione del settore, con lo sviluppo di tecnologie quali “robot intelligenti, veicoli autonomi, realtà virtuale, realtà aumenta”. Il futuro è questo. E i settori tradizionali dovranno trasformarsi, abbracciando “manifattura, agricoltura, logistica e finanza intelligenti”. “La collaborazione tra uomo e macchine – continua la nota – diventerà la norma sia nella produzione sia nei servizi”. Ecco perché “le imprese sono sollecitate ad applicare l'intelligenza artificiale” lungo tutta la filiera: “Design, produzione, gestione, logistica e marketing”.

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