Antitrust, multa da 3 milioni a WhatsApp per scambio dati con Facebook

2' di lettura

L'accusa dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato è quella di aver indotto gli utenti a condividere informazioni personali con il social di Mark Zuckerberg facendo loro credere che altrimenti l’applicazione non avrebbe più funzionato

Ammonta a tre milioni di euro la multa che l’Antitrust ha inflitto a WhatsApp per il comportamento giudicato scorretto verso gli utenti e una formula contrattualistica “vessatoria”.

Utenti indotti a condividere dati con Facebook

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiuse le due istruttorie avviate nell’ottobre 2016, ha spiegato in una nota che l’applicazione di messaggistica istantanea, dopo essere stata acquistata da Facebook nel 2014, “ha indotto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare la condivisione dei propri dati con Facebook, facendo loro credere che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell'uso dell'applicazione". Differente, spiega la nota, la situazione per coloro che erano già utenti alla data della modifica dei Termini (25 agosto 2016) che hanno avuto, invece, la possibilità di accettarne "parzialmente" i contenuti, potendo decidere di non fornire l'assenso a condividere le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook e continuare, comunque, a utilizzare l'app.

 

Contratti con disposizioni vessatorie

Bollino nero anche per la contrattualistica proposta dal gruppo americano agli utilizzatori del servizio: l’istruttoria a cui è stata sottoposta è conclusa "con l'accertamento della vessatorietà di disposizioni". L’Antitrust si riferisce, tra le altre, alla possibilità di interruzioni del servizio decise unilateralmente da WhatsApp senza motivo e senza preavviso, al diritto generico esercitabile da WhatsApp di introdurre modifiche, anche economiche, dei Termini di Utilizzo senza che nel contratto vengano preventivamente indicate le motivazioni e senza neppure prevedere modalità per informarne in maniera adeguata l'utilizzatore, unitamente alla previsione del meccanismo di "silenzio assenso", e la generale prevalenza del contratto scritto in lingua inglese.

Leggi tutto