LinkedIn, come usarlo al meglio e gli errori da evitare

LinkedIn è il social network più popolare in ambito professionale (Getty Images)
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Come sfruttare al meglio il social network più legato alla carriera professionale, basandosi sulle testimonianze condivise da esperti d’eccezione, come il fondatore stesso di LinkedIn



Oltre 460 milioni di persone utilizzano LinkedIn, il social network pensato per tradurre online la propria rete lavorativa e presentare il proprio profilo professionale. La piattaforma è dunque utilizzata sia dai cacciatori di teste sia dai professionisti alla ricerca di nuove opportunità di lavoro. La domanda che molti degli utenti che appartengono a questa seconda categoria si pongono è: “Come rendere il mio profilo il più efficace possibile?”. E poi: “Quali errori evitare?”. Per rispondere a questi quesiti sono intervenute numerose voci competenti. Ecco come consigliano di muoversi.

Non accettare tutti i collegamenti

Il primo consiglio, che proviene dallo stesso fondatore di LinkedIn, Reid Hoffman, potrà suonare contrario al buon senso: bisogna limitare l'ampiezza dei propri collegamenti, selezionare la propria rete professionale. Hoffman, intervenuto nel libro “Never eat alone” di Keith Ferrazzi, bacchetta l'autore per aver accettato per anni tutte le richieste di collegamento che gli erano arrivate. “LinkedIn è una rete chiusa, e per una ragione semplice: affinché il network abbia un valore come strumento di presentazione, i contatti debbono avere significato”, spiega il fondatore del social network, “sta a te esaminare ogni richiesta e domandarti come andrebbe se qualcuno venisse a dirti 'mi introdurresti?'. Sei in una posizione nella quale va valutato se la connessione potrebbe essere di mutuo beneficio”. In caso contrario, meglio rifiutare senza sensi di colpa.

Unisciti ai gruppi

Una serie di ulteriori suggerimenti è stata fornita dalla vicepresidente di CareerShift, Val Matta. Innanzitutto quello di non aspettare passivamente di essere contattati da qualcuno: dopo aver adeguatamente preparato il proprio profilo, una buona idea è quella di attirare l'attenzione dell'ambiente affine alle proprie qualità intervenendo sui gruppi. I gruppi di discussione LinkedIn possono creare engagement con la rete “giusta” e farlo “in profondità”, afferma Matta. Per intervenire nelle discussioni sarà sufficiente porre domande, offrire punti di vista o condividere post inerenti. Secondo un post curato da LinkedIn stesso, essere attivi sui gruppi può condurre al quadruplo delle visualizzazioni del profilo da parte di utenti fuori dalla cerchia dei contatti.

Il profilo vincente

Anche se le attività nei gruppi e gli aggiornamenti di status pertinenti alla propria attività professionale sono mosse di grande aiuto, la base del successo resta un profilo ben fatto. Secondo Matta è importante raccontarsi in modo onesto, rimanendo professionali. Una buona norma è quella di evitare il cliché nel descriversi: “Tutti dicono di essere bravi nel gioco di squadra. Sii creativo e specifico sulle tue abilità”. In particolare un post del Talent Blog di LinkedIn ha rivelato una serie di "parole d'ordine" ormai usurate ed evitabili nelle varie descrizioni (in questo caso nei profili dei recruiter), eccone alcune: "innovativo"; "positivo"; "esperto"; "efficace"; "specializzato"; "di successo". Non bisogna poi dimenticare la forza dell'immagine di profilo, sceglierne una ben fatta, si legge nello stesso intervento, aumenta fino a 14 volte la possibilità di essere cliccati. Inoltre, giocherebbe a favore anche trasformare in una “mission” il proprio titolo professionale, senza limitarsi a scrivere la propria posizione lavorativa o la propria qualifica.

Altri suggerimenti

La consulente per le careers della London School of Economics, Saffron Fidget, ha offerto ulteriori consigli su come potenziare la propria immagine professionale sul noto social network. Fidget consiglia, ad esempio, di domandare in modo proattivo segnalazioni del proprio lavoro da parte dei propri contatti. Queste descrizioni potranno essere integrate nel profilo, dando credito alle proprie esperienze. Un discorso analogo vale per le cosiddette “conferme sulle competenze”, in grado di dare valore alle skills fondamentali dei lavori che ci si candida a ricoprire.

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