Wemogee, l'app italiana che traduce le emoji in parole

L'interfaccia di Wemogee (foto: Samsung Italia)
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Samsung ha sviluppato un servizio di messaggistica che trasforma le parole in faccine (e viceversa). Servirà per far comunicare chi è affetto disturbi del linguaggio come l'afasia

Le faccine superano i limiti del linguaggio. Spesso le emoji sono state utilizzate per questo: esprimere quello che le parole non riescono a fare o abbattere le differenze tra idiomi diversi. Adesso, un'app sviluppata da Samsung Italia promette di saltare un altro ostacolo: l'afasia, un disturbo che impedisce alle persone di esprimersi attraverso la parola oppure di comprendere il significato di ciò che ascoltano.

 

Come funziona Wemogee

L'app si chiama Wemogee. Dal 28 aprile e sarà disponibile gratuitamente su Google Play Store per tutti i dispositivi Android, AppStore per i device iOS e Galaxy Apps. Funziona come una classica app di messaggistica istantanea (la grafica somiglia a una versione semplificata di WhatsApp). Ma ha una funzione in più: è un traduttore testo-emoji (e viceversa). Le persone affette da disturbi legati alla comunicazione verbale potranno usare le faccine, che saranno trasformate in frasi. Il vocabolario dell’app è stato sviluppato in collaborazione con Francesca Polini, Logopedista e Docente dell’Università degli Studi di Milano. Comprende una library di più di 140 frasi relative ai bisogni primari e alla sfera affettiva, selezionate perché si prevede possano essere le più utili nella comunicazione dei pazienti. Le espressioni sono poi state tradotte in emoji e suddivise in 6 categorie di riferimento: vita quotidiana; mangiare e bere; sentimenti; aiuto, attività ludico-ricreative, ricorrenze e celebrazioni. Wemogee dovrebbe quindi avere una doppia funzione. Constentire una comunicazione a distanza ma anche facilitare quella faccia a faccia.

Una nuova metodologia di comunicazione”

Secondo i dati forniti da Samsung, l'afasia colpisce 3 milioni di persone nel mondo e circa 200 mila in Italia. Elio Clemente Agostoni, Direttore del Dipartimento Neuroscienze presso l’Ospedale Niguarda di Milano, ha seguito da vicino tutte le varie fasi di sviluppo scientifico di Wemogee: “Nel tradizionale trattamento dei disturbi del linguaggio, le immagini e i gesti hanno un ruolo fondamentale perché oltrepassano la barriera della verbalità. In questo senso, l'app rappresenta una vera e propria nuova metodologia di comunicazione. L’inserimento di risposte suggerite, di fronte a determinate domande, rappresenta un modello di interazione semplice, che agevola l’utilizzo da parte del paziente afasico limitando le sue possibilità di scelta e di conseguenza le possibilità di errore.”

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