Droni, robot ed aeromodelli per trovare i dispersi: nasce "Sherpa"

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Il sistema di dispositivi in grado di lavorare in condizioni estreme è stato progettato da un gruppo di ricercatori e un network di imprese sotto la guida dell'Università di Bologna. L'obiettivo primario è la localizzazione esatta nel più breve tempo possibile di una persona sepolta fino a 3 metri sotto la neve

Raggiungere luoghi colpiti dalle slavine in pochi minuti e localizzare i dispersi. È questo l'obiettivo del progetto "Sherpa" (Smart collaboration between Humans and ground-aErial Robots for imProving rescuing activities in Alpine environments), il primo sistema di soccorso che combina l'azione dell'uomo a quella di droni, robot e aeromodelli. Il progetto è giunto a compimento dopo 4 anni ed è il frutto del lavoro di un gruppo di giovani ricercatori europei e di un network di imprese e realtà accademiche sotto la guida del Dei (Dipartimento di Ingegneria dell'Energia Elettrica e dell'Informazione) dell'Università di Bologna.

 

Animali-robot - Salvare una persona dispersa sotto la neve è una missione da svolgere in non più di 30 minuti. E per rimanere entro questi tempi, non sempre rispettabili con i metodi tradizionali, il sistema Sherpa utilizza diversi elementi robotici come i "falchi di pattuglia", aeromodelli che fanno il primo screening della zona colpita, e gli "asini intelligenti", rover che trasportano sulla terra le cosiddette "vespe allenate", ovvero droni in grado di fotografare le aree interessate, riportare dati utili (anche in condizioni avverse grazie a telecamere ad infrarossi) e registrare gli impulsi dei segnalatori che scalatori e sciatori esperti portano con sé.

 

Integrazione tra macchine e uomo - È la prima volta che un sistema di droni viene impiegato a supporto del soccorritore alpino, che rimane sempre il leader dell'azione. "L'integrazione uomo-robot in Sherpa è adattiva – ha spiegato Lorenzo Marconi del Dei di Bologna, coordinatore del progetto – cioè quando l'uomo è presente, le macchine sono al suo servizio, viceversa quando il soccorritore è impegnato i robot agiscono in maniera autonoma: è sempre l'uomo a rimanere leader delle operazioni di soccorso". Ciò avviene anche grazie al fatto che questo sistema semplifica il lavoro dell'operatore: la guida dei droni avviene infatti attraverso comandi gestuali e vocali e Sherpa è in grado di comprendere le diverse situazioni dal tono di voce e dal comportamento umano e così agire di conseguenza.

 

Incidenti in montagna, numeri in crescita - Questo progetto nasce come risposta all'esigenza sociale di intervenire in modo più efficace nei soccorsi in alta quota. La situazione dei dispersi per valanghe nell'arco alpino è infatti sempre più drammatica: secondo i dati del Club Alpino Italiano, si è passati dai 1.300 soggetti del 1955 ai circa 8mila del 2014. "Sono aumentati i frequentatori della montagna, soprattutto sciatori ed escursionisti. Così cresce anche il numero delle persone a rischio, senza dimentaicare il fatto che alcune calamità sono dovute al surriscaldamento globale", ha spiegato Adriano Favre, Direttore del Soccorso Valdostano e presente con il suo team anche nelle recenti operazioni di ricerca dei superstiti all'Hotel Rigopiano in Abruzzo. "Questo progetto - ha continuato - è un aiuto per ottimizzare le ricerche che diventano così più efficienti con meno persone impegnate. E i sistemi di localizzazione di Sherpa arrivano anche laddove non c’è copertura gps".

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