Sam Smith torna con "The thrill of it all", il nuovo album

Sam Smith
Sam Smith (GettyImages)

Il disco, che esce a tre anni di distanza da "The lonely hour", mostra il lato più vulnerabile del cantautore britannico che regala ai fan brani estremamente personali

Il peso della fama, una difficile rottura sentimentale e un periodo buio segnato da depressione e profondo sconforto. C’è tutto questo in "The Thrill of it all", il nuovo album di Sam Smith, online dal 3 novembre. Per promuovere la sua ultima fatica discografica, il cantautore inglese è stato ospite della seconda puntata di X-Factor, e ha parlato con la stampa del suo nuovo lavoro e del processo creativo che ne ha portato alla realizzazione.

Un album personale

"The thrill of it all" è stato realizzato con il produttore Jimmy Napes, e vanta la collaborazione di Timbaland, Malay, Jason ‘Poo Bear’ e Stargate.  L’album arriva a tre anni di distanza da "The lonely hour", con cui Smith ha venduto ben 12 milioni di copie in tutto il mondo e vinto quattro Grammy: "Quel disco parlava di solitudine ma c'era una dolcezza, esprimeva il mio desiderio di affetto. Questo album per me è molto più oscuro, quasi autodistruttivo: non mi piacevo mentre lo scrivevo e il risultato è una ferita aperta", ha spiegato l’artista. Nelle quattordici tracce che compongono il suo ultimo lavoro, il cantautore affronta temi e situazioni particolarmente delicate, che lo hanno segnato profondamente: "È la storia di come ho reagito alla celebrità e di come la mia relazione sentimentale ne sia uscita distrutta. Per me ogni volta che entro in studio è come una sessione di terapia: l'oscurità e la malinconia sono le sensazioni che accendono la mia creatività. Anche nella musica che ascolto o nei film che guardo mi stimolano le storie tragiche".

Le influenze

Le novità non si limitano tuttavia al solo piano contenutistico, ma investono anche quello più strettamente musicale. “The thrill of it all” è infatti caratterizzato da forti infuenze soul e gospel, e ad accompagnare il canto di Smith non sono beat, ma pianoforti, chitarre blues ed archi: "Quando ho cominciato a fare musica ascoltavo molto Joni Mitchell e Adele. Per la prima volta stavolta ho ascoltato soprattutto uomini, come Leonard Cohen o i Mumford and Sons, e mi sono appassionato alla storia dello studio Muscle Shoals dove registrava Aretha Franklin. Ma soprattutto mi hanno ispirato poetesse come Nayyirah Waheed o Rupi Kaur, della quale mi sono tatuato anche una frase sul braccio: sono parole potentissime sulla dolcezza che mi hanno aiutato a parlare delle mie vulnerabilità". È proprio la fragilità di Smith che fa da leitmotiv del disco, ed emerge in tracce come 'Burning', 'Too Good At Goodbyes' o 'Him': quest'ultima in particolare, la storia di un coming out, mette in luce la più cristallina coscienza LGBT della popstar: "Mi sento molto più a mio agio come persona gay: lo sono sempre stato apertamente, a 10 anni avevo già fatto coming out e dai 16 ai 18 anni mi vestivo e truccavo da donna, ma negli ultimi 5 anni sono cresciuto come uomo gay, mi sento parte di una comunità e voglio esprimerlo al pubblico".

X-Factor e i concerti in Italia

Per promuovere la sua ultima fatica, Sam Smith è stato ospite della seconda puntata live di X-Factor 11, durante la quale si è esibito sulle note del singolo 'Too good at goodbyes'. L’artista britannico tornerà comunque in Italia la prossima primavera per due concerti, previsti per l’11 maggio al Mediolanum Forum di Assago e il 12 maggio all'Arena di Verona: "Non so come sarà lo show, ma mi divertirebbe moltissimo comparire sui tacchi o in drag almeno per qualche minuto!", ha scherzato il cantante.

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