Addio a Paolo Villaggio, mercoledì funerali laici alla Casa del Cinema

“Se devo avere un funerale in chiesa, lo voglio a San Pietro" diceva scherzando l’attore, come ricordano i figli. Camera ardente in Campidoglio

"Come vorrebbe essere ricordato? Con un funerale a San Pietro". Riescono  scherzare i figli di Paolo Villaggio, figli Elisabetta e Pierfrancesco, ricordando una battura del padre che diceva che se proprio doveva avere un funerale in chiesa avrebbe accettato solo la Basilica di Roma. L’omaggio all’attore, rivoluzionario della comicità, simbolo di quell’humor caustico che genera sorrisi amari, sarà mercoledì 5 luglio: di mattina in Campidoglio ci sarà la camera ardente e a seguire una cerimonia laica alla Casa del Cinema di Roma.

"Sarà soddisfatto dell'affetto"

"Quando è morto De André -  ricorda un amico di Paolo Villaggio - lui disse 'mah, insomma, se uno potesse contare sui funerali che ha avuto Fabrizio, potrebbe valere la pena di morire...'". Per Paolo Fresco, compagno di classe dell’attore ai tempi del liceo, "con quello che sta succedendo, con il tributo pubblico che sta ricevendo, se da qualche parte dell'universo Paolo lo sta guardando, sarà soddisfatto di quello che vede".

Soffriva di diabete

Villaggio soffriva da tempo di diabete, e negli ultimi mesi aveva avuto anche diversi problemi respiratori, che per settimane lo avevano costretto al ricovero ospedaliero. Qualche giorno fa, all'aggravarsi delle sue condizioni, il trasferimento in clinica. Era nato a Genova, il 30 dicembre 1932. Nel 1958 aveva sposato Maura Albites ed aveva avuto due figli, Pierfrancesco ed Elisabetta. Aveva un fratello gemello, Piero, matematico e ingegnere di grande fama, morto nel gennaio del 2014. Piero il genio, "come lo definiva suo fratello", ha raccontato Simoma Izzo, e lui Paolo, l'attore, l'intellettuale, il re della risata che faceva anche commuovere e strappava applausi in tutte le opere drammatiche in cui si cimentava. 

Paolo l'intellettuale

Basta ricordare, per esempio, l'interpretazione di Villaggio del maestro Marcello D'Orta, di "Io speriamo che me la cavo" per farsi un'idea, senza voler andare troppo indietro, di che tipo di attore fosse. Villaggio infatti, fu interprete televisivo e cinematografico di personaggi legati a una comicità paradossale e grottesca, come il professor Kranz e Giandomenico Fracchia. Divenne famoso per la creazione prima letteraria e e poi cinematografica (in dieci film) del ragionier Ugo Fantozzi.

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