Lingua felpata, batti lei, sovrumano: il dizionario secondo Fantozzi

Il linguaggio degli italiani è cambiato anche grazie al personaggio creato da Paolo Villaggio. Dal calcetto all'ufficio, sono decine le citazioni. E "fantozziano" è diventato un aggettivo nel vocabolario Treccani

Il 31 dicembre di ogni anno, alle 22.30 scarse, c’è sempre qualcuno che dice “Attenzione, mancano 3 minuti a mezzanotte. Rimettete gli orologi”. È una delle frasi cult di Fantozzi che è entrata di diritto nel nostro vocabolario. Dire che Paolo Villaggio, con il suo Ragionier Ugo Fantozzi, ha ampliato il dizionario degli italiani non basta. Sarebbe riduttivo. Villaggio ha creato un linguaggio nuovo. Fatto di superlativi assoluti, vezzeggiativi, allusioni. Ma anche di filastrocche, come quella recitata al Casinò insieme al Duca Conte Semenzara: “A, ui, ue, la fortuna viene a me. Ui, ue, ua, la fortuna viene qua. A, ue, ui, la fortuna non va lì...”

Siamo tutti un po’ “fantozziani”

“È stata una scena fantozziana” è una di quelle frasi che si dicono per descrivere qualcosa di incredibile, tragicomico, al limite della decenza. Ma “fantozziano” è anche colui che subisce passivamente ciò che non può combattere. Non è un imbranato, e non è nemmeno un pigro.

Oggi qualcuno potrebbe forse dire che il fantozziano è una persona che si piega ai poteri forti. Ma non è del tutto corretto. Il fantozziano è una persona che vuole, coscientemente, passare per “fesso”. Fantozziano, secondo la definizione della Treccani, è “di persona, impacciato e servile con i superiori: quel collaboratore è proprio una figura fantozziana. Anche, di accadimento, penoso e ridicolo: una situazione fantozziana”.

“Com’è umano lei”

La parola umana, nel linguaggio di Fantozzi, è ciclica. In principio fu il “limite delle possibilità umane” del risveglio mattutino del ragioniere. Poi toccò alla “forza sovrumana” di Nando Martellini durante la telecronaca di Inghilterra-Italia. La frase cult, però, resta “Com’è umano lei”. Se fosse nata ai tempi di Facebook, sarebbe certamente diventata virale. Oggi piace più definirla tormentone. Fantozzi la dedicava spesso a uno dei suoi capi ufficio. Insieme al ragionier Ugo, questa frase è stata pronunciata anche da un altro personaggio di Paolo Villaggio: Giandomenico Fracchia.

Gli improbabili congiuntivi

Venghi, batti, si segghi, se ne vadi, se ne eschi. La lista dei congiuntivi sbagliati da Fantozzi e i suoi colleghi è così lunga che per leggerla non basterebbero 92 minuti. I più ci ridono sopra. Qualcuno è convinto che si dica davvero così. Soprattutto la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare che incassò un memorabile “ririvadi“ nell’inutile tentativo di battezzare una nave.

Il dizionario di Villaggio in ufficio

Ogni impiegato, o per meglio dire sottoposto, almeno una volta nella vita ha avuto la “salivazione azzerata”, la “lingua felpata” e le “mani come due spugne”. Forse per colpa di un appuntamento importante, magari con il “megadirettore”: personaggio di Fantozzi che ogni dipendente ha idealizzato nel proprio ufficio.

Fantozzi e la religione

Nel dizionario degli italiani, allargato da Paolo Villaggio, c’è certamente spazio per l’estasi mistica. Fantozzi la raggiungeva con le calde pappine di semi di lino della nonna. “Scusate, ero in estasi mistica” è una di quelle frasi che si dicono quando qualcuno è intontito o imbambolato. C’è anche chi la dice mentre gioca a calcetto, ricordando il momento in cui, al Ragionier Fantozzi, apparve San Pietro sopra una delle traverse.

 

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