Oceano Atlantico, scoperto un giacimento record di minerali rari

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Gli scienziati del NOC hanno trovato nei fondali un ricco deposito di tellurio e altri elementi delle cosiddette terre rare. Sono materiali fondamentali per alimentare energie pulite. Ma resta l’incognita dell’estrazione che potrebbe inquinare l’ecosistema marino

Gli scienziati britannici del National Oceanography Centre (NOC) hanno scoperto nell’Oceano Atlantico un ricco giacimento di tellurio e altri elementi appartenenti al gruppo delle “terre rare”. Si tratta di materiali fondamentali per l’alimentazione delle energie pulite e rinnovabili. Ma la scoperta ha aperto un dibattito etico perché l’estrazione di queste materie prime utili per l’economia green potrebbe contaminare e compromettere il fondale marino. 

La scoperta del NOC negli abissi

La scoperta delle ricerche è stata comunicata dal NOC il 12 aprile sul proprio sito. Il giorno prima, in esclusiva, la BBC ha raccontato il lavoro degli scienziati. Il team di studiosi era al lavoro su una montagna sottomarina nell’Oceano Atlantico, conosciuta come Tropic Seamount, che si trova a circa 300 miglia (500 km) dalle Canarie. In una delle cime, a 1000 metri sotto la superficie, i robot sottomarini si sono imbattuti in una crosta di circa 4 centimetri “straordinariamente ricca” di minerali. Il dottor Bram Murton, capo della spedizione, ha detto alla BBC che si aspettava di trovare minerali abbondanti, ma non in tali concentrazioni. "Queste rocce sono incredibilmente speciali e preziose dal punto di vista delle risorse”.

Campioni ricchi di minerali rari

I campioni portati in superficie contengono quantità di tellurio in concentrazioni di 50mila volte superiore ai depositi terrestri. Le rocce contengono anche altri materiali, i cosiddetti “elementi delle terre rare”, usati nelle turbine eoliche e nell’elettronica. Il tellurio, invece, è usato in un tipo molto avanzato di pannello solare. È stato calcolato che le 2670 tonnellate di tellurio in questo giacimento sottomarino rappresentano un dodicesimo della fornitura totale del mondo.

Secondo il professor Murton, se l'intero deposito potesse essere estratto e utilizzato per i pannelli solari, potrebbe soddisfare il 65% della domanda di energia elettrica del Regno Unito.

Il dilemma tra etica ed ecologia

La scoperta quindi ha posto una domanda su come conciliare la spinta per l’energia rinnovabile e l’estrazione dei fondali, con tutti i rischi che potrebbe comportare. Lo stesso capo della spedizione ha detto che l’estrazione marina di questi materiali non è mai stata effettuata e sarebbe problematica per i danni che potrebbe causare per l'ambiente marino. Ma il ritrovamento della squadra, che fa parte di un progetto di ricerca denominato Marinee-Tech, può innescare un dibattito sul reperimento delle risorse vitali per il pianeta. "Le materie prime per i dispositivi che producono l'energia in modo pulito devono venire da qualche parte”, spiega Murton. "O li scaviamo da terra e facciamo un grande foro o li scaviamo dal fondo del mare e facciamo un buco relativamente più piccolo. È un dilemma per la società, niente di ciò che facciamo avviene senza un costo”.

L’estrazione marina, secondo la BBC, coprirebbe aree piccole e senza alcun impatto immediato sulla gente ma potrebbe uccidere la vita marina devastando l’ecosistema. Una delle principali preoccupazioni è l’effetto che potrebbe avere il sollevamento della polvere scatenato dallo scavo dei fondali oceanici. 

L'esperimento del NOC per simulare gli effetti

La spedizione al Tropic Seamount ha quindi condotto un esperimento, il primo nel suo genere, per simulare gli effetti dell’estrazione e misurare la quantità di polvere che si solleverebbe. Secondo il dottor Murton, i primi risultati indicano che la polvere era difficile da rilevare a 1 km di distanza dalla fonte dei lavori, suggerendo che l'impatto delle attività di estrazione potrebbe essere più localizzata di quanto si creda.

Gli studi sui microorganismi

Altri studi, condotti dal dottor Daniel Jones del NOC, dicono che sulla scia dell’estrazione la presenza di molte creature marine non tornerebbe ai livelli precedenti, anche dopo due decenni. Un altro studio si è concentrato sugli organismi cellulari presenti sul pavimento oceanico e la conclusione è che l’impatto delle estrazioni su queste specie sarebbe grave. “Le conseguenze sono difficili da prevedere”, ha detto il professor Andy Gooday del NOC. “Abbiamo bisogno di imparare di più sugli effetti delle estrazioni nel mare profondo. Sappiamo ancora troppo poco di quello che sta succedendo laggiù”.

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