Giornata europea degli antibiotici, cosa sono e come usarli

Foto d'archivio (Getty Images)
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Il 18 novembre è il giorno dei medicinali che hanno cambiato la storia dell'umanità. Ma i batteri sempre più resistenti hanno creato una crisi senza precedenti

Hanno cambiato la storia dell'umanità, ma oggi vivono una crisi senza precedenti a causa di batteri sempre più resistenti. Si celebra oggi 18 ottobre la Giornata Europea degli antibiotici. Il loro utilizzo indiscriminato dentro e fuori i luoghi di cura e l’applicazione in molti comparti della catena alimentare hanno prodotto mutazioni patogene resistenti al trattamento antibiotico. E, secondo l'Amcli, Associazione Microbiologi Clinici Italiani, nel 2050 una persona ogni tre secondi potrebbe morire a causa di un’infezione multi resistente agli antibiotici.

Cos'è l'antibiotico

Secondo quanto riportato dall'International Academy of Rescue and Resuscitation l'antibiotico è una sostanza prodotta da un microrganismo capace di ucciderne altri: nella sua etimologia la parola significa "contro la vita". Con questo termine si indica un farmaco capace di rallentare o fermare la proliferazione dei batteri. Ci sono quelli batteriostatici, cioè che bloccano la riproduzione degli organismi, e i battericidi in grado di eliminare il microrganismo. È bene ricordare, per contrastare l'abuso di questi farmaci, che gli antibiotici non agiscono sui virus, agenti infettivi più piccoli dei batteri, ma solo su questi ultimi.

Antibiotici: la storia

Si attribuisce la scoperta dell'antibiotico ad Alexander Fleming nel 1928. Come riporta l'enciclopedia Britannica, lo studioso si imbatté in una capsula di Petri (piccolo recipiente di plastica usato per le colture batteriche) ricoperta di muffe, ma a differenza delle altre presenti nel suo laboratorio, attorno ad essa le colonie batteriche si erano dissolte. Fleming testò l'efficacia di questa muffa su vari tipi di batteri e osservò che era in grado di distruggere streptococchi, stafilococchi, i bacilli della difterite e del carbonchio. Questa muffa prese il nome di penicillina. Oltre dieci anni dopo Ernst Chain e Howard Walter Florey riuscirono a sintetizzare antibiotici in forma pura, esperimento che valse loro - insieme a Fleming - il premio Nobel per la medicina nel 1945. Come riporta l'Aifa, la prima sperimentazione della penicillina su un essere umano fu portata avanti nel 1941 e due anni dopo ne fu autorizzato l’utilizzo in un ospedale militare. A questo primo antibiotico si deve la cura di moltissime infezioni dermatologiche, polmoniti, meningiti, setticemie, nonché gravi infezioni intestinali che potevano anche portare alla morte.

La scoperta italiana

Secondo quanto riportato dal Cnr a scoprire per primo il potere antibiotico delle muffe è stato Vincenzo Tiberio nel 1895, oltre 30 anni prima dell'annuncio della scoperta della penicillina. A provarlo sono i documenti raccolti nel film "Vincenzo Tiberio, l'uomo che scoprì gli antibiotici", realizzato da "Imago Film" per la regia di Claudio Rossi Massimi. Nel documentario si vede la casa di Arzano e il suo pozzo, elemento centrale della scoperta. La nipote racconta che il nonno, allora 26enne, aveva notato che i componenti della famiglia avevano disturbi intestinali ogni qual volta si ripuliva il pozzo dalle muffe. I familiari tornavano in salute quando le muffe riapparivano sui bordi. Collegando i due fenomeni, il medico iniziò a fare test sulle muffe. "Risulta chiaro che nella sostanza cellulare delle muffe esaminate sono contenuti principi solubili in acqua, forniti di azione battericida. Per queste proprietà le muffe sarebbero di forte ostacolo alla vita e alla propagazione dei batteri patogeni", scrisse nell'articolo "Sugli estratti di alcune muffe", pubblicato negli "Annali di igiene sperimentale". Deluso dalla fredda accoglienza della scoperta, si arruolò in Marina Militare.

Gli antibiotici in Italia: i numeri

Secondo Pierangelo Clerici, presidente Amcli e Direttore dell'Unità Operativa di Microbiologia dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale Ovest milanese, nel mondo si assumono 20 dosi di antibiotici al giorno ogni 1.000 abitanti. La cifra sale a 21,3 in Europa. Quando si arriva all'Italia, le dosi di antibiotico assunte ogni giorno, ogni 1.000 abitanti salgono a 26,9. Secondo l'Aifa l'Italia è uno dei Paesi europei in cui si fa un uso maggiore e spesso inappropriato degli antibiotici. Per l'Istituto Superiore di Sanità la metà degli italiani sa cosa sono gli antibiotici e a cosa servono, il 40% assume questi farmaci senza prescrizione medica e il 43% ignora il fenomeno della resistenza agli antibiotici. Per questo i tassi di resistenza agli effetti sono tra i più elevati e preoccupanti del continente. In Italia è stato appena approvato un “Piano Nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza 2017-2020”, in cui il Ministero della Salute, l’AIFA, l’Istituto Superiore di Sanità e rappresentanti delle Regioni e alcune Società scientifiche convoglieranno i propri sforzi. L'obiettivo è agire non solo sull'assunzione umana, ma anche sull'uso degli antibiotici in campo veterinario e ambientale.

Le azioni contro la resistenza agli antibiotici

Secondo Amcli è quanto mai necessario agire su tre direttrici per invertire questo drammatico trend: creare una cultura responsabile e seria sul ricorso agli antibiotici e di adesione alla terapia prescritta; sviluppare ed investire in nuove molecole; creare un sistema interconnesso e multidisciplinare per contenere il rischio di diffusione di patogeni resistenti in comunità ed occasioni di socializzazione, grazie anche al contributo di diverse componenti della comunità scientifica. "La storia del genere umano ha affrontato gravissime epidemie, riuscendo sempre ad identificare la soluzione per fronteggiare la minaccia. Nel terzo millennio possediamo le tecnologie e i sapere più avanzati per sconfiggere questa minaccia. È certo che occorre investire non solo sulle nuove molecole ma, soprattutto, sulla cultura e sensibilità delle persone ed operatori affinché si adottino comportamenti e stili di vita più funzionali a ridurre questo rischio" ha ricordato il presidente Clerici.

5 regole per far buon uso degli antibiotici

L'Istituto Superiore di Sanità li definisce farmaci preziosi e, per combattere l'uso indiscriminato che se ne fa, ha diffuso 5 regole pratiche per farne un uso corretto. In primo luogo, bisogna ricordare che gli antibiotici combattono i batteri e non prenderli in caso di raffreddore o influenza (causate dai virus). Va ricordato che gli antibiotici non curano i virus e non servono neanche a prevenirli. No al consumo fai da te: bisogna assumere antibiotici solo dietro prescrizione medica. Infine, è bene ricordare che se si assumono troppi antibiotici si rischia di renderli inefficaci.

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