Renzi: la legge elettorale c’è già. Nuovo accordo? Non sono ottimista

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L’ex premier definisce “un fallimento clamoroso” il caos a Montecitorio. Allontana l’ipotesi di elezioni anticipate e punta il dito contro il M5S: "E' il inaffidabile". Alfano: no decreto, si riparta dalla maggioranza

Un fallimento totale. Il treno della legge elettorale si ferma in stazione. Così in senso figurato, può essere raccontato ciò che si è consumato a Montecitorio nella seduta dell’8 giugno. Alla prima tappa il patto a quattro tra Pd-M5s-Forza Italia e Lega svanisce in un lampo.

Renzi: nuovo accordo? non sono ottimista

“Un fallimento totale” lo definisce anche il segretario del Pd Matteo Renzi, che si dice "non ottimista" su un nuovo accordo, anche se non chiude la porta. "Aver accettato l'accordo sul tedesco, che non era nella storia del Pd, è stato giusto, avevamo il dovere di stare dentro questo accordo", aggiunge il segretario del Pd. Che apre anche a future larghe intese  intese. A Pisapia, ad esempio. "Noi ci siamo, spero anche Giuliano. Ma dipende da lui, perché noi siamo pronti". 

L'ex sindaco di Milano non si fa trovare impreparato e risponde puntuale: "A Renzi dico che la coerenza è ancora una virtuù. Ho già risposto in passato. Stiamo lavorando ad un nuovo centrosinistra che lanceremo il 1 luglio. E non sono certo io ad aver proposto questa legge elettorale che non permette le coalizioni. Se mi sta proponendo posti in lista dico che non mi interessa".

 

Renzi: M5S inaffidabile

E non si placa nemmeno la bufera tra Renzi e il M5s. "E' inaffidabile per definizione" dice Renzi, per il quale il Movimento "ha la stessa autorevolezza di quando parla di scie chimiche e vaccini". Tende invece la mano al Südtiroler Volkspartei (SVP), che ieri hanno minacciato di uscire dalla maggioranza  ("E’ pezzo fondamentale del nostro territorio") e sulla soglia di sbarramento afferma: "Non mi ha mai tolto il sonno: una legge c'è, ha bisogno di alcuni accorgimenti tecnici".

La legge elettorale c’è già

Ancora una volta viene quindi allontanata l'ipotesi delle elezioni anciticipate e si rivonferma la fiducia al governo Gentiloni. Rinnvato sostegno arriva anche da Angelino Alfano, che come Rensi ribadisce il no ad un decreto sulla legge elettorale. Consultellum? "Ce ne faremmo una ragione, le due leggi ci sono già: quella dell'Italicum alla Camera e quella del Consultellum al Senato. Noi - dice Alfano - siamo pronti a valutare tutte le proposte che ci sono in campo già in commissione a condizione che abbiamo i presupposti di governabilita' e rappresentanza".

Di Maio: il problema è il Pd allo sbando

Il M5S non ci sta a prendersi la colpa di quanto successo in aula. "Quello che è successo alla Camera è vergognoso e guai a chi osa incolparci -  dice Luigi Maio - Il Pd accusa noi di aver votato un emendamento che già sapevano avremmo votato. Il punto è un altro: loro alla Camera contano 282 deputati e per fermare la proposta che abbiamo votato sarebbero bastati 264 voti. Quindi il problema sono i franchi tiratori di un partito allo sbando, che per nascondersi dà a noi degli irresponsabili". Rivendica poi proprio il senso di responsabilità del Movimento che, davanti all'appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ovvero di approvare al pù presto una legge elettorale, "è stato disponibile a sedersi al tavolo con forze politiche che ha sempre combattuto". 


 

Legge elettorale

Il Fianum, dal nome del relatore Emanuele Fiano, è inciampato sul voto segreto di un emendamento firmato dalla azzurra Biancofiore (ma non 'bollinato' da FI) sull'applicazione della riforma anche nei collegi elettorali del Trentino. Il tabellone dell'Aula per un disguido si illumina. Di verde, perché i grillini lo votano. E così l'opposizione e i franchi tiratori trovano subito l'occasione per affossare il 'Germanellum'. I favorevoli all'emendamento sono 270, i contrari 256. Spuntano 59 'cecchini'. Il clima si surriscalda in un secondo. 

Scontro aperto

Intanto, mentre anche nel Pd si contano una trentina di franchi tiratori ("sono orlandiani", affermano i renziani) la legge elettorale è tornata in Commissione.

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