Legge elettorale, Pd propone sistema tedesco corretto. No di Fi e M5S

4' di lettura

La proposta Dem: un sistema misto, con il 50% di seggi assegnati con metodo proporzionale e l'altro 50% con maggioritario. Forza Italia parla di "Verdinellum", il Movimento: "Incostituzionale". Renzi: "C’è chi chiede nuova legge ma in pratica non la vuole e perde tempo"

Un sistema tedesco corretto, metà proporzionale e metà maggioritario. È questa la proposta del Pd per cambiare la legge elettorale. Il testo base dovrebbe essere presentato entro stasera in commissione alla Camera, come annunciato dal relatore Andrea Mazziotti. Il termine per gli emendamenti è fissato per martedì 23 alle 10. La proposta, però, ha già incassato il no di Forza Italia e Movimento 5 Stelle.

La proposta del Pd

Il Pd era l'unico gruppo parlamentare a non essersi ancora pronunciato sulla legge elettorale. La sua proposta, quindi, è di un sistema misto, con il 50 per cento di seggi assegnati con metodo proporzionale e l’altro 50 per cento di seggi con maggioritario. “Abbiamo presentato una proposta elettorale che rappresenta la massima mediazione possibile e che rappresenta un punto di partenza per il testo base”, ha detto Emanuele Fiano, capogruppo Pd. “Secondo noi – ha aggiunto – viene incontro sia a chi vuole una legge elettorale proporzionale, sia a chi vuole dei correttivi maggioritari, come noi e la Lega". Il modello individuato dal Pd prevede, ha spiegato Fiano, il “50 per cento di liste corte proporzionali e il 50 per cento di collegi uninominali”. Prevista anche una scheda unica e una soglia di sbarramento che rappresenta una media fra quelle esistenti, vale a dire il 3 per cento al Senato e l'8 per cento alla Camera.

Il no di Forza Italia

La proposta del Pd, però, non piace a Forza Italia. “Occorre una legge elettorale che consenta un'effettiva corrispondenza fra il voto espresso dagli italiani e la rappresentanza in Parlamento, evitando correttivi maggioritari”, ha spiegato Silvio Berlusconi in una nota. Il leader azzurro ha ribadito anche “la necessità di leggi elettorali organiche, omogenee e fra loro coerenti, fra Camera e Senato”. Fonti parlamentari di Forza Italia, poi, sostengono che la proposta Dem non può essere definita un sistema tedesco perché non è del tutto proporzionale e ricalca piuttosto il cosiddetto “Verdinellum”. “Via le preferenze, via il maggioritario: così Berlusconi vuole un altro porcellum. Noi no #avanti”, ha scritto su Twitter il portavoce del Pd Matteo Richetti.

Contrario anche il M5S

Ma un no è arrivato anche dal Movimento 5 Stelle, che vede nella proposta del Pd una replica di quella avanzata a suo tempo da Denis Verdini. “Preferiscono fare l'accordo con Verdini con una proposta talmente incostituzionale che persino Berlusconi ha detto di no. Comunque siamo all'inizio, noi manteniamo la disponibilità a ragionare su un modello che ricalchi la nostra proposta sul Legalicum e quella Pd presentata da Fragomeli”, ha detto Danilo Toninelli, deputato M5s.

Renzi: c’è chi perde tempo

Voci contrarie si sono levate anche da Sinistra italiana (“Il Pd propone un modello confuso e fondato sul maggioritario, una sorta di Mattarellum ‘ridotto’ e corretto. Una proposta fasulla utile solo a buttare fumo negli occhi e che rischia di produrre nessuna nuova legge elettorale”) e da Mdp (“Dopo mesi di melina, dal Pd arriva una proposta su cui non si è costruito e non si registra alcun largo consenso. Sarebbe stato meglio partire da tempo, come avevamo chiesto, da un testo base minimale con l'armonizzazione Camera-Senato e l'abolizione dei capilista bloccati”). Al coro di no, il segretario del Pd Matteo Renzi ha risposto con un messaggio su Facebook: “Continuano le grandi manovre parlamentari di chi chiede a parole una nuova legge elettorale ma in pratica non la vuole, e perde tempo”.

L'apertura della Lega

La proposta del Pd incassa l’approvazione della Lega Nord. “Siamo pronti a votare la proposta del Pd con il sistema da noi sempre sostenuto del Mattarellum, con il 50 per cento di proporzionale e 50 di maggioritario. Siamo favorevoli anche a una soglia di sbarramento seria al 5 per cento. La nostra priorità è comunque sempre la stessa: andare al voto al più presto possibile, basta chiacchiere e perdite di tempo. In quest'ottica, rinnoviamo la disponibilità, in extremis, a votare anche un decreto sulla materia”, ha detto Giancarlo Giorgetti, deputato e vice segretario del Carroccio.

I prossimi passi

Andrea Mazziotti, presidente della commissione Affari costituzionali , ha spiegato che “il termine per la scadenza degli emendamenti al testo base sulla legge elettorale è stato fissato per le ore 10 di martedì 23 maggio. Resta confermato, al momento, l'approdo in Aula previsto per il 29 dello stesso mese”. Il rispetto del timing, ha detto, dipenderà anche dal “numero degli emendamenti”. Il voto sul testo base da parte della commissione si terrà il prossimo martedì, 16 maggio.

Leggi tutto