Germania, Martin Schulz rinuncia al ministero degli Esteri

Angela Merke e Martin Schulz (Getty Images)
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Il leader dell'Spd ha ufficializzato il passo indietro. Non sarà il responsabile del dicastero nel governo di larghe intese guidato da Angela Merkel

Il leader dell'Spd, Martin Schulz, ha ufficializzato la sua rinuncia alla carica di ministro degli Esteri nel prossimo governo Merkel. In una dichiarazione scritta, Schulz ha spiegato il suo gesto sottolineando che va chiuso il dibattito sulle nomine per non mettere a rischio il voto della base del partito sulla Grosse Koalition.

I motivi della rinuncia

"Dichiaro la mia rinuncia all'ingresso nel governo tedesco - scrive Schulz - e spero allo stesso tempo che il dibattito sulle questioni personali finisca". "Ho sempre sottolineato - aggiunge - che saremmo entrati in una coalizione se ci fossero state nel contratto le nostre rivendicazioni di socialdemocratici per un miglioramento nell'istruzione, nell'assistenza, nella previdenza, nel lavoro e nel fisco. Sono orgoglioso di poter dire che questo è accaduto. E quindi per me è ancor più importante che i membri dell'Spd al voto della base si pronuncino a favore di questo contratto, dal momento che loro di questi contenuti sono convinti esattamente quanto me".

I contrasti nel partito

Il passo indietro di Schulz, come sembrano confermare le sue parole, sarebbe stato dettato da contrasti interni al suo partito. Alcuni esponenti del Spd, infatti, hanno accusato l'ex presidente dell'Europarlamento di aver tradito le sue promesse. Avrebbe infatti detto ai colleghi di non voler entrare nell'esecutivo, per poi accettare la proposta di Angela Merkel. La critica più aspra è arrivata proprio dall'attuale ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel: il compagno di partito ha parlato di "mancanza di rispetto" e accusato Schulz di "non aver mantenuto la parola". La rinuncia del leader non è solo questione di poltrone. Potrebbe infatti esacerbare le divisioni interne, già emerse tra i delegati della Spd: al momento di dare il via libera alle negoziazioni per il varo del nuovo governo, solo il 56% aveva detto sì. Ora si guarda alle consultazioni che si terranno tra il 20 febbraio e il 2 marzo: in questi giorni dovranno essere i militanti a dire la loro sulla Grosse Koalition.

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