Gli Stati Uniti fuori dall'Unesco a partire dal 2019

Irina Bokova, direttrice generale dell'Unesco dal 2009 (foto: archivio Getty Images)
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La decisione è stata comunicata dal Dipartimento di stato americano. Grande rammarico espresso dalla direttrice dell'Organizzazione, Irina Bokova

Gli Usa hanno comunicato ufficialmente l’uscita dall’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, attraverso il proprio dipartimento di Stato. La decisione, che entrerà in vigore a partire dal 31 dicembre del 2018, è stata motivata dai presunti pregiudzi anti-israeliani che, secondo gli Stati Uniti, avrebbe avuto in questi anni l’organizzazione dell’Onu. Grande rammarico per la decisione della Casa Bianca è stato espresso dalla direttrice generale, Irina Bokova. Intanto, proseguono le votazioni per eleggere il suo successore, con un testa a testa tra Francia e Qatar.  

Usa osservatori permanenti

Alla base della decisione presa dagli Stati Uniti ci sarebbero presunti pregiudizi anti-israeliani di cui la Casa Bianca accusa l’Organizzazione dell’Onu. Gli Usa avevano sospeso l’erogazione di fondi annuali all’Unesco nel 2011, quando la Palestina fu riconosciuta come stato membro dell’organizzazione. Tra le ragioni che hanno spinto la Casa Bianca a prendere questa decisione ci sarebbero le recenti risoluzioni che hanno condannato Israele e gli insediamenti, inclusa quella su Hebron, in Cisgiordania, dichiarata parte del patrimonio storico palestinese. Ma anche quella sulla Città Vecchia di Gerusalemme, con la quale l’Onu non avrebbe riconosciuto i legami ebraici con i luoghi santi come il Monte del Tempio (noto anche come spianata delle moschee) e il Muro Occidentale, conosciuto come "Muro del pianto". Washington, come ha annunciato la portavoce del Dipartimento di stato degli Usa, Heather Nauert, sostituirà la propria rappresentanza attuale con una "missione di osservatori". Gli Usa intendono diventare poi un osservatore permanente della missione per "contribuire alle visioni, prospettive e competenze americane su alcune delle importanti questioni affrontate dall'organizzazione inclusa la tutela del patrimonio dell'umanità, la difesa della libertà di stampa e la promozione della collaborazione scientifica e dell'educazione".

L'ammissione della Palestina

L’Unesco è stata la prima organizzazione dell’Onu ad aver ammesso la Palestina come Stato membro nel 2011. Questa decisione suscitò l’ira e lo stop dei finanziamenti di Stati Uniti e Israele. Un duro colpo per l’organo delle Nazioni Unite, visto che gli Usa fornivano da soli il 20% dell’intero bilancio. A causa della sospensione dei fondi annuali da parte della Casa Bianca, durante la gestione della Bokova, si è reso necessario un drastico taglio degli effettivi. A ciò si è aggiunta la decisione del Giappone, il secondo finanziatore più importante, che nel 2016 si è rifiutato di pagare la propria quota annuale in seguito all’iscrizione nel registro della memoria mondiale del Massacro di Nankin, perpetrato dall’esercito imperiale giapponese nel 1937.

Rammarico da parte dell'Unesco

La direttrice generale dell’Organizzazione, Irina Bokova, che ha ricevuto la notifica ufficiale del segretario di Stato statunitense Rex Tillerson, ha espresso grande rammarico per la decisione. "È una perdita per l’Unesco – ha scritto in un comunicato pubblicato sul portale ufficiale – per la famiglia delle Nazioni Unite e per il multilateralismo”. La missione dell’Unesco, però, secondo la Bokova, non è finita. "Continueremo ad andare avanti per costruire un ventunesimo secolo più giusto, più pacifico e più equo e per questo l’Unesco ha bisogno dell’impegno di tutti gli Stati". Intanto, al quarto giorno di votazione per eleggere il successore della Bokova alla direzione generale dell'Unesco, è testa a testa tra la candidata francese Audrey Azoulay e il candidato del Qatar (che preoccupa Israele) Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari, che al momento  sono a pari merito con 18 voti.

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