Referendum Turchia, accuse di brogli. Osce: "Minate garanzie"

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Le autorità elettorali replicano alle denunce sui voti irregolari nella consultazione sulla riforma presidenziale. Le opposizioni ne chiedono l'annullamento. Gli osservatori: "Standard non all'altezza". Erdogan: "Ho combattuto contro nazioni con mentalità da crociati"

Il voto referendario "non è stato all'altezza" degli standard internazionali. E' quanto dice l'Osce dopo la vittoria del sì al referendum che trasforma la Turchia in una repubblica iper-presidenziale. Il commento arriva poco dopo l'annuncio della commissione elettorale suprema (Ysk), che ha confermato la vittoria del Sì del leader Recep Tayyip Erdogan, replicando alle accuse di brogli sollevate dall’opposizione.

La decisione della Commissione elettorale turca sull'ammissibilità delle schede non timbrate "ha minato le garanzie contro le frodi", commenta l'Osce. E l'esito non manca di suscitare anche altre reazioni internazionali, con il governo tedesco che parla di una "società spaccata" e con quello austriaco che avverte: "Ankara non può essere un mebro dell'Unione europea". 

Erdogan: combattuto nazioni con mentalità da crociati

Per vincere il referendum sul presidenzialismo ho combattuto contro "le nazioni potenti del mondo" che mi hanno "attaccato" con una "mentalita' da crociati", ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, salutando la folla che lo ha accolto all'aeroporto di Ankara, al suo arrivo da Istanbul. "Non ci siamo arresi. Abbiamo resistito come una nazione", ha aggiunto Erdogan. 

Le opposizioni chiedono la cancellazione

Ma di fatto la Turchia è spaccata in due. Erdoğan ha perso nelle grandi città - Istanbul, Ankara, Smirne e Antalya - e le opposizioni hanno contestato l’esito del referendum. Al centro delle polemiche un numero considerevole di schede senza timbro e non vidimate, conteggiate e ritenute valide. "Le schede elettorali [senza timbro] non sono false, non c'è nessun dubbio", ha detto il presidente della commisssione elettorale, Sadi Guven, precisando che voti di questo tipo sono già stati ammessi in passato. Ma il principale partito di opposizione in Turchia, il kemalista Chp, ha chiesto alla Commissione elettorale suprema di cancellare per sospette irregolarità l’esito del referendum, vinto dal Sì con il 51,41%. Secondo il vice-leader del Chp, Bulent Tezcan, la scelta di conteggiare le schede senza timbro “è stata messa in atto" a urne aperte "nel momento in cui si è percepito che i voti per il No erano in vantaggio su quelli per il Sì". Inoltre, il Chp denuncia che in molti seggi, almeno per la prima mezz'ora, agli osservatori dell'opposizione non è stato permesso di assistere allo scrutinio dei voti, come previsto dalla legge.

La Germania chiede "dialogo rispettoso"

La Germania "rispetta la volontà del popolo turco" ma i vertici dello Stato e il presidente Erdoğan hanno "una grande responsabilità". Questo il messaggio inviato con una nota congiunta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel, che chiedono anche alla Turchia di impegnarsi in un "dialogo rispettoso di tutte le parti politiche e civili" dopo che i risultati del referendum hanno mostrato "quanto profondamente la società turca sia divisa".

Austria: “No alla Turchia nell’Ue”

Dopo l’esito del rederendum, il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz ha chiesto di interrompere le trattative per l'ingresso di Ankara nella Ue: "La Turchia non può essere un membro". Bisogna porre fine alla "finzione" dell'adesione, ha aggiunto, sollecitando piuttosto un accordo di vicinato. Secondo Kurz, il voto è stato anche "un chiaro segnale contro la Ue", al quale l'Europa deve rispondere a sua volta con una chiara reazione: "Occorre finalmente sincerità sui rapporti tra la Ue e la Turchia. Il tempo dei tatticismi deve finire".

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