Trump firma il nuovo bando per migranti. Iraq fuori dalla lista

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Il presidente ha ufficializzato il decreto-bis che limita gli accessi sul suolo statunitense di persone provenienti da sei Stati a maggioranza islamica. Rispetto alla versione precedente tutelerà i detentori di visto e carta verde. I democratici: "È anti-americano"

Donald Trump ha firmato il bando-bis, il nuovo decreto sugli ingressi negli Usa di persone in arrivo da alcuni Paesi a maggioranza musulmano. L'ordine esecutivo entrerà in vigore il 16 marzo. Rispetto alla precedente versione che aveva scatenato un'ondata di proteste a livello mondiale, prima della sospensione da parte di diverse Corti federali, ci sono alcune novità.

 

Escluso l'Iraq - Il nuovo bando non riguarderà chi arriva dall'Iraq. La lista dei Paesi dove saranno sospese le richieste di nuovi visti si assottiglia a sei: rimane il bando per Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria, Yemen. Il segretario di Stato Rex Tillerson ha spiegato la decisione affermando che "l'Iraq è un alleato importante nella lotta all'Isis".

 

Una novità sostanziale riguarda anche i detentori di visti e carta verde, che col nuovo bando saranno protetti e potranno viaggiare negli Usa. Esclusi dai controlli anche coloro che sono residenti permanenti negli Stati Uniti. 

 

Sessions: è in linea con poteri presidente - Il ministro della Giustizia, Jeff Sessions, ha sottolineato che il nuovo decreto sull'immigrazione tutela gli americani e chi immigra legalmente. ''E' un decreto, è un esercizio appropriato dei poteri del presidente’'. L'Fbi, ha aggiunto, sta indagando su più di 300 rifugiati.

 

Il leader dei democratici in Senato, Chuck Schumer, ha invece commentato il bando-bis definendolo un decreto ''anti-americano''.

 

Lo stop dopo le proteste - Il primo ordine esecutivo vietava temporaneamente gli arrivi da Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen, Siria e Libia e metteva uno stop al programma nazionale per i rifugiati. Dopo le proteste negli aeroporti degli Stati Uniti e in diversi Paesi del mondo, era stato bloccato da una Corte federale

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