Diritti umani, Amnesty International: "Il mondo è sempre più diviso"

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Nel Rapporto 2016-2017 l’organizzazione internazionale ha analizzato la situazione in 159 Paesi, dalla Siria alla Turchia, dagli Stati Uniti di Trump alla Russia di Putin. E denuncia: "La fabbrica che produce divisione con la retorica del 'noi contro loro' ha assunto forza nelle questioni mondiali"

Un mondo sempre più diviso e pericoloso, soprattutto a causa di “esponenti politici che brandiscono la retorica deleteria e disumanizzante del ‘noi contro loro’”. È questo l’allarme lanciato da Amnesty International nel Rapporto 2016-2017 che ha analizzato la situazione dei diritti umani in 159 Paesi del mondo. “La fabbrica che produce divisione e paura ha assunto una forza pericolosa nelle questioni mondiali - spiega Salil Shetty, segretario generale dell’organizzazione - Da Trump a Orbán, da Erdoğan a Duterte, sempre più politici che si definiscono anti-sistema stanno brandendo un’agenda deleteria che perseguita, usa come capri espiatori e disumanizza interi gruppi di persone”.

 

I numeri - Secondo il report, 36 Paesi hanno violato il diritto internazionale rimandando illegalmente rifugiati dove i loro diritti umani erano in pericolo. In altri 23 sono stati documentati crimini di guerra, mentre sono 22 quelli in cui sono stati uccisi difensori dei diritti umani. Le violazioni toccano ogni angolo del mondo: dalla Siria allo Yemen, dall’Arabia Saudita al Sudan, passando per gli Stati Uniti, la Turchia, la Russia, la Corea del Nord e le Filippine.

 

La politica di Trump - “Trump ha tradotto in azione la sua odiosa campagna elettorale xenofoba - si legge - firmando decreti per impedire ai rifugiati di ottenere il reinsediamento negli Usa e per vietare l’ingresso nel Paese a persone in fuga dalla persecuzione e dalla guerra”. Secondo Amnesty, dopo la “velenosa campagna” del presidente americano il mondo è diventato “un posto più buio e instabile”, con un aumento dei cosiddetti hate speech. Le prime mosse del tycoon “suggeriscono una politica estera che minerà le cooperazioni e ci porterà in un’era di instabilità e sospetto reciproco”.

 

Russia ad Amnesty: “Non siamo d’accordo” - Per l'associazione poi, il governo russo “ha stretto la morsa intorno alle organizzazioni non governative, ricorrendo sempre di più alla propaganda dei ‘soggetti indesiderabili’ e degli ‘agenti stranieri’”. Inoltre, in Siria, ha mostrato un completo disprezzo per il diritto internazionale umanitario. "Questa non è il primo rapporto di questo tipo. Tali documenti sono emessi regolarmente. Come regola generale, non siamo d'accordo con molti aspetti", ha commentato il portavoce del presidente Vladimir Putin Dmitri Peskov. "In questo caso particolare, non siamo d'accordo con le conclusioni".

 

 

La Turchia e la libertà di espressione - Nel rapporto di 408 pagine si legge che in Turchia, dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016, “la libertà d'espressione è peggiorata drasticamente durante l'anno.  Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, 118 giornalisti sono stati arrestati in attesa di giudizio e 184 organi di informazione sono stati chiusi in moto arbitrario e permanente, limitando notevolmente i media dell'opposizione". Amnesty riferisce anche che “le persone che esprimono dissenso, soprattutto riguardo alla causa curda, vengono minacciate di violenza e indagine penale. È aumentata la censura su Internet. Almeno 375 ong, comprese quelle per i diritti delle donne, le associazioni di avvocati e le organizzazioni umanitarie, sono state chiuse con decreto esecutivo a novembre".

 

In Siria crimini di guerra impuniti - L’organizzazione internazionale sottolinea che sulla questione dei migranti “i leader mondiali non sono riusciti a dimostrarsi all’altezza della sfida mentre 75.000 rifugiati rimanevano intrappolati nel deserto, in una terra di nessuno tra la Siria e la Giordania”. Nel Paese martoriato dal conflitto e dai terroristi dello Stato Islamico “è proseguita l’impunità per i crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui gli attacchi indiscriminati e quelli diretti contro i civili, nonché gli estenuanti assedi delle popolazioni civili. La comunità nazionale dei difensori dei diritti umani è stata quasi del tutto azzerata: attivisti sono stati imprigionati, torturati, fatti sparire o costretti a fuggire all’estero”.

 

Spuntano anche Francia e Regno Unito - Nel report di Amnesty International c’è anche qualche appunti alle politiche di Francia e Regno Unito. Nella prima “le drastiche misure di sicurezza adottate nel contesto del prolungato stato d’emergenza hanno dato luogo a migliaia di perquisizioni, a divieti di viaggio e ad arresti”, mentre in Gran Bretagna “un’ondata di crimini d’odio ha fatto seguito al referendum sull’appartenenza all’Unione europea e una nuova legge sulla sorveglianza ha garantito assai più ampi poteri all’intelligence e ad altre agenzie per la sicurezza per violare la privacy su scala massiccia”.

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