Da May a Merkel, leader mondiali contro la decisione di Trump

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L’ordine esecutivo del presidente Usa, che congela per 3 mesi gli arrivi da 7 Paesi musulmani e per 4 mesi il programma dei rifugiati, ha suscitato vive reazioni nella comunità internazionale. La Cancelliera: “Stop a ingressi è ingiustificato”. Londra: “Scelta divisiva e sbagliata”. Gentiloni: “Società aperta è pilastro dell’Ue”

Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo che congela per 3 mesi gli arrivi da 7 Paesi musulmani e per 4 mesi il programma dei rifugiati. Numerose le proteste negli Usa contro la decisione del presidente. E mentre il tribunale del distretto federale di Brooklyn ha sospeso il decreto, si è mobilitata anche la comunità internazionale. Da Gentiloni ad Angela Merkel, da Theresa May al presidente canadese Trudeau, il mondo ha espresso il proprio dissenso contro il decreto Trump.

 

Merkel: stop ad ingressi ingiustificato - Per Angela Merkel lo stop agli ingressi negli Usa dei rifugiati provenienti da alcuni Paesi "non è giustificato". Il suo portavoce Steffen Seibert, ha riportato il pensiero della Cancelliera tedesca: "Anche la necessaria lotta al terrorismo non giustifica" una misura del genere "solo in base all'origine o al credo" delle persone.

 

Sempre dalla Germania è intervenuto il candidato cancelliere della Spd, Martin Schulz, che ha rimproverato Donald Trump di attaccare le minoranze con esternazioni "spudorate e pericolose". "Si tratta della rottura di un tabù intollerabile", ha aggiunto.

 

Londra esprime dissenso - Alla premier britannica Theresa May la decisione del presidente americano non piace. Il suo portavoce ha affermato che la premier "non è d'accordo" con il decreto esecutivo di Trump e sfiderà il governo americano qualora il bando dovesse avere un effetto negativo sui cittadini britannici. Anche il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson si schiera contro il bando: "Proteggeremo i diritti e le libertà dei cittadini del Regno Unito in patria e all'estero. E' divisivo e sbagliato stigmatizzare in base alla nazionalità", ha twittato Johnson.

 

 

Il Canada dalla parte dei rifugiati - Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha invece risposto indirettamente con un tweet: “A chi fugge dalle persecuzioni dal terrore e dalla guerra, sappiate che i canadesi vi daranno il benvenuto, non importa quale sia la vostra fede. La diversità è la nostra forza #welcome to Canada”. Una portavoce del premier, Kate Purchase, ha spiegato che Trudeau ha un messaggio per Trump: "Il premier non vede l'ora di esaminare con il presidente nel loro prossimo incontro i successi delle politiche del Canada sull'immigrazione e sui rifugiati". 

 

 

Voci discordi in Italia - Il primo ministro Paolo Gentiloni ha twittato: "L'Italia è ancorata ai propri valori. Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione. Sono i pilastri dell’Europa”. Un riferimento indiretto alla scelta di Trump.

 

 

Grasso e Boldrini contro Trump - Il presidente del Senato Grasso ha invece scritto: "Costituzione e diritto internazionale vietano ogni discriminazione. Difendendo i diritti si difende la nostra storia e la pace. #MuslimBan”. Per Laura Boldrini invece "è urgente che l'Unione, così come ogni singolo Stato, risponda, con voce ferma e decisa. Riguarda tutti noi quello che il nuovo Presidente Trump sta decidendo per gli Stati Uniti perché i suoi provvedimenti, oltre a minare le basi dei principi giuridici internazionali, portano ad un caos generale e rischiano di alimentare pericolose ritorsioni". 

 

Di parere opposto Matteo Salvini secondo cui "quello che sta facendo Trump oltreoceano mi piacerebbe si facesse anche qua. C'è un Paese da ricostruire, un'invasione in corso da bloccare e non sono certo Gentiloni e Alfano a poterlo fare”.

 

L’Iran si oppone - E mentre il governo iracheno ha affermato di comprendere i motivi di sicurezza che hanno indotto la scelta di Trump, l’Iran si muove in senso opposto. Il ministro degli Esteri Javad Zarif ha detto che Teheran applicherà il principio di reciprocità: "Coloro che hanno già un visto valido iraniano saranno accolti volentieri". "Pur rispettando i cittadini americani e facendo differenza fra loro e le politiche ostili del governo statunitense, l'Iran ha dovuto prendere misure reciproche per proteggere i propri cittadini". 

 

 

Zarif ha aggiunto che "la discriminazione collettiva aiuta il reclutamento dei terroristi”. Secondo il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, "un Paese sicuro non prende decisioni affrettate. Gli Stati Uniti hanno assunto un atteggiamento duro e razzista”. L’Iran ha anche convocato l'ambasciatore svizzero a Teheran (che rappresenta gli interessi americani nel Paese) e gli ha consegnato una lettera di protesta contro lo stop agli ingressi, diretta a Trump.

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