Cina, allarme smog: autostrade chiuse e voli cancellati

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Il pm 2.5 presente nell’aria ha raggiunto un livello venti volte superiore alla soglia di sicurezza in numerose zone del nord e del centro della Cina. Scatta l’allarme arancione, il secondo più grave in assoluto 

Autostrade chiuse e voli cancellati per scarsa visibilità. La Cina inizia il 2017 come aveva finito il 2016: immersa nello smog. Nel nord e nel centro del Paese i livelli di polveri sottili hanno raggiunto di nuovo livelli allarmanti e le autorità in numerose città hanno esteso per altri tre giorni l'allarme arancione (il secondo più alto nella scala utilizzata per misurare il livello di pericolosità) nonostante un leggero miglioramento registrato il 2 gennaio. Già dal 3, infatti, i livelli di particelle pericolose presenti nell'aria dovrebbero riprendere a salire, tanto che nella provincia dello Hebei, l'area più colpita dallo smog, sono stati chiusi tratti autostradali non solo per la sicurezza degli automobilisti ma anche per evitare l'aumento dell'inquinamento atmosferico.

Venti volte oltre il limite – Durante il fine settimana di Capodanno, in 15 città cinesi il livello di allarme ha raggiunto il colore rosso, il grado più alto, a causa dei valori delle polveri sottili Pm 2.5 che hanno superato quota 500 microgrammi per metro cubo di aria. Un dato venti volte superiore alla soglia di sicurezza di 25 microgrammi indicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, e che mette a rischio milioni di vite. Ogni anno, infatti, l’inquinamento atmosferico in Cina causa tra le 700mila e i 2,2 milioni di morti premature.

 

Chiuse anche scuole e asili – Oltre a Pechino, sono altre 63 le città del nord e del nord-est cinese che hanno lanciato l'allarme. In molte di queste è stata addirittura predisposta la chiusura delle scuole e degli asili. Per contrastare l’ondata di smog, che già nel mese di dicembre aveva causato disagi a oltre 460 milioni di persone, il governo ha promesso un giro di vite. Prima di Natale, tra le varie iniziative messe in campo, gli ispettori hanno fatto visita alle fabbriche ritenute più inquinanti per controllare che le normative anti-smog venissero rispettate. E, dopo l'ispezione, sono stati resi pubblici i nomi delle aziende che non si sono attenute alle regole. Il problema, però, non è rappresentato solo dalle fabbriche; una delle delle principali voci d’inquinamento, infatti, è rappresentata dai sistemi di riscaldamento delle abitazioni, che in gran parte sono alimentati a carbone, non a caso la prima fonte di approvvigionamento energetico del Paese.

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