Istat: cresce l'aspettativa di vita. Nel 2019 in pensione a 67 anni

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L'istituto ha registrato un aumento della speranza di vita di 5 mesi: di conseguenza, si lavorerà 5 mesi in più rispetto ad oggi. Critiche dai sindacati: "Necessario cambiare meccanismo". Il ministro Poletti risponde: "I tempi per farlo ci sono"

Viviamo più a lungo e, di conseguenza, andremo più tardi in pensione. Il rapporto dell’Istat sugli “indicatori di mortalità della popolazione residente” fotografa un Paese in cui l’aspettativa di vita cresce mentre diminuisce la mortalità. E, in base alle regole attuali, si allunga anche il tempo passato al lavoro, mentre il momento di andare in pensione si allontana.

Cinque mesi di differenza

Rispetto al 2013, l’aspettativa di vita nel 2016 è salita di cinque mesi. Per i 65enni, l'aspettativa è di 20,7 anni per il totale dei residenti. Quindi, sulla base delle regole attuali che prevedono l’utilizzo delle stime Istat per adeguare le soglie di età , la pensione di vecchiaia dovrebbe arrivare a 67 anni nel 2019 (5 mesi in più rispetto adesso). Di conseguenza, per andare in pensione in anticipo rispetto all'età di vecchiaia (l'ex pensione di anzianità contributiva) dal 2019 saranno necessari 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne.

Le critiche dei sindacati

A proposito delle regole che adattano la soglia della pensione alle stime Istat, la leader Cgil, Susanna Camusso ha commentato: "È indispensabile fermare la follia di un automatismo perverso che porta a peggiorare periodicamente l'età pensionabile dei lavoratori". "Il governo – ha continuato Camusso - aveva assunto l'impegno a discuterne". Una posizione ripetuta in una nota unitaria di Cgil, Cisl e Uil, in cui i sindacati sottolineano che "non tutti i lavori sono uguali, il governo mantenga fede agli impegni assunti". I sindacati chiedono dunque "il blocco dell'adeguamento all'aspettativa di vita previsto per il 2019 e l'avvio del confronto per una modifica dell'attuale meccanismo”, esprimendo "qualche dubbio sull'esattezza delle stime Istat".

Poletti: i tempi per intervenire ci sono

Per intervenire sulle regole dell'età pensionabile, "i tempi per il Parlamento o per le forze politiche che vogliono intervenire ci sono", ha detto ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a margine dell'assemblea di Confindustria Umbria. Ma, sottolinea Poletti, nessuna certezza che se ne occupi il prossimo governo. “Posso solo dire che essendoci un anno di tempo abbondante davanti ci sono i tempi per una discussione su questo tema". 

Meno decessi rispetto al 2015

In contemporanea all'aumento della speranza di vita, nel 2016 sono stati registrati anche meno decessi: il 5% in meno rispetto all’anno precedente. Nel 2016 ci sono stati circa 615 mila decessi, che corrispondono a 10,1 individui ogni mille abitanti. Questa riduzione è stata registrata su tutto il territorio nazionale, con picchi nel Nord-ovest e nel Sud.

Diminuisce la mortalità

In generale, il 2016 è stato l'anno più favorevole tra gli ultimi quattro sotto il profilo della sopravvivenza. Il tasso di mortalità (pari all’8,2 per mille) è inferiore a quello degli ultimi due anni. Leggermente più alto nel Mezzogiorno, in particolare in Campania e Sicilia (intorno al 9 per mille). L'aumento della speranza di vita nel 2016 rispetto al 2015 si deve principalmente alla diminuzione delle probabilità di morire dopo i 60 anni: un dato che si è dimezzato rispetto a 40 anni fa.

Speranza di vita media è oltre 82 anni

La speranza di vita media alla nascita arriva a 82,8 anni (+0,4 rispetto al 2015): 85 per le donne e 80,6 per gli uomini. I più longevi in Italia sono gli abitanti del Trentino Alto-Adige, quelli meno longevi invece i campani. Tra le due regioni la differenza è superiore a due anni. In generale, i valori massimi di speranza di vita si hanno nelle regioni del Nord-est. Quelli minimi, nel Mezzogiorno. 

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