Banche venete: da Intesa Sanpaolo, ok all’acquisto per un euro

2' di lettura

Via libera dal cda all'operazione a un prezzo simbolico. Esclusi però i crediti deteriorati. Sindacato bancari: “Forte apprezzamento”

Intesa si fa avanti per le banche venete: alla scadenza per la presentazione delle offerte all'advisor del Tesoro, Rothschild, il Cda della banca ha deliberato all'unanimità "la disponibilità" a rilevare le good bank nate dalla separazione delle attività problematiche di Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Le richieste di Intesa

I paletti posti da Intesa, che offre un prezzo simbolico di 1 euro, sono molto stringenti. Anzitutto oggetto dell'interesse è un "perimetro segregato" delle due banche che esclude non solo tutti i crediti deteriorati ma anche i crediti in bonis "ad alto rischio", i bond subordinati nonché "i rapporti giuridici considerati non funzionali" all'acquisizione.
Altra condizione è la "totale neutralità'" dell'operazione sul patrimonio e sulla politica dei dividendi (per quest'anno sono previsti 3,4 miliardi di cedole). La banca "esclude pertanto aumenti di capitale", differenziandosi, ad esempio da quanto fatto da Ubi Banca in occasione dell'acquisizione delle good bank Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti.

I costi a carico dello Stato

Intesa considera "necessaria" una "cornice legislativa, approvata e definitiva", cioè una legge dello Stato, che garantisca la "neutralità" su patrimonio e dividendi ma anche "la copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione" (ci sarebbero 4 mila esuberi da gestire attraverso un rifinanziamento del fondo di settore) nonché la "sterilizzazione" dei rischi (alcune decine di migliaia di soci azzerati non hanno aderito alla transazione delle due banche) e degli impegni legati a fatti antecedenti all'acquisizione.
Se per Intesa i vantaggi di un'operazione così strutturata sono innegabili (il titolo è balzato in Borsa del 2,45%), si tratterà di capire se la strada resta 'politicamente' percorribile, anche con Bruxelles, alla luce del fatto che lo Stato, e dunque i contribuenti, dovranno farsi carico dei costi della 'risoluzione' soft, ricapitalizzando le good bank, rilevando i crediti deteriorati e accollandosi i rischi legali.

Le reazioni di banche e sindacati

"Prendo atto di una manifestazione di interesse i cui termini e condizioni aspettiamo ci vengano meglio spiegati dal Mef", ha commentato Gianni Mion, presidente della Popolare di Vicenza, che martedì prossimo riunirà il Cda. A favore dell'operazione, che ha trovato l'esplicito appoggio delle grandi fondazioni di Intesa, Compagnia San Paolo e Cariplo, si sono schierati tutti i sindacati: Lando Maria Sileoni della Fabi, sindacato dei bancari, ha espresso un "forte apprezzamento e sostegno all'offerta". "Chiediamo al Governo di fare la sua parte" finanziando la bad bank, ha commentato Massimo Masi della Uilca, mentre la First Cisl è fiduciosa che Intesa affronterà "in maniera sostenibile anche la questione delle eccedenze di personale".

Leggi tutto