Il successo dei micro-birrifici italiani. Ma il Fisco li tartassa

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A Rimini la terza edizione di "Beer Attraction", salone dedicato alla birra artigianale. UnionBirrai: settore in crescita e con buoni numeri, ma le accise non sono diverse tra multinazionali e piccole realtà produttive. Coldiretti: l'export di birra italiana è aumentato del 144% in dieci anni

Al via alla Fiera di Rimini la terza edizione di “Beer Attraction”, salone dedicato alla birra artigianale in programma fino al 21 febbraio. In occasione delle Olimpiadi della birra artigianale, UnionBirrai (Cna) diffonde dei dati che fanno il punto su un prodotto sempre più amato dai giovani e dai mercati esteri, con una crescita sommessa ma esponenziale e numeri di tutto rispetto. Un prodotto di successo, quindi, tra gli assi del made in Italy, ma gravato da accise e burocrazia.

I numeri - I micro-birrifici artigianali in Italia, secondo UnionBirrai, sono circa 800, ma si arriva a 1.100 se si tiene conto delle cosiddette “beer firm”, i birrifici senza impianto di produzione proprio. Nel 2014 erano 700 e appena qualche decina vent'anni fa. Il settore dà lavoro a 3mila addetti che salgono a 5mila con l'indotto. Molti sono under 35. Sul totale della birra prodotta in Italia, la quota di “artigianale” è salita dall'1,1 per cento del 2011 (450mila ettolitri) al 3,5 per cento del 2016 (500mila ettolitri). Stimando un valore di 4,5 euro a litro, il fatturato complessivo dell'artigianato birrario italiano arriva a 225 milioni di euro. Per una quota tra il 15 e il 20 per cento garantito dalle esportazioni.

Il peso delle accise - UnionBirrai spiega che, grazie al rafforzamento delle tipicità locali e dei marchi territoriali, soprattutto tra le nuove generazioni la birra ha assunto la stessa dignità del vino. Ma con una differenza non da poco per i produttori: sul vino non gravano accise, sulla birra sì. In 11 anni, il peso dell'accisa sulla birra è salito dall’1,65 per cento per ettolitro per grado plato, vale a dire il potenziale alcoligeno, al 3,02 per cento. Da quest'anno l'inarrestabile peso del fisco si è attenuato, sia pure appena dello 0,02 per cento. Uno sconto che non fa differenza tra multinazionali e micro realtà produttive. Una situazione difforme dalla realtà di molti Paesi europei: ai micro-birrifici l'accisa viene applicata in misura inferiore a quella italiana in venti Paesi dell'Unione su 28.

La “beffa” del mosto - Ma il fisco non è l'unica zavorra a frenare la birra artigianale italiana, ci si mette anche la burocrazia e una legislazione tarata sui colossi del settore. Sul fronte accisa, per facilitare la vita dei piccoli produttori, la Cna ha proposto l'introduzione di un contatore digitale per semplificare il calcolo del dovuto. Ma, per un meccanismo burocratico perverso, tale semplificazione è stata fortemente depotenziata, facendo pagare ai birrai un pagamento anticipato sul mosto e non alla fine del processo produttivo e all'effettivo momento dell'imbottigliamento della birra. Il mosto, nel diventare birra, perde intorno al 10 per cento del suo volume: il produttore, quindi, è costretto a pagare l'accisa su una quantità maggiore della birra che potrà mettere in vendita. “Una doppia, amara beffa”, dice UnionBirrai.

Export aumentato del 144% in 10 anni - Che la birra artigianale made in Italy stia conquistando un numero crescente di consumatori in Italia e all'estero, dove l'export di birra italiana è aumentato del 144 per cento in dieci anni, lo dice anche la Coldiretti. Le esportazioni, continua, sono stimate in un valore attorno ai 180 milioni di euro nel 2016 con ottimi risultati nei paesi nordici, dalla Germania (+17%) all'Irlanda della Guinness (+8,1%) fino ai pub della Gran Bretagna (+2%). La nuova produzione artigianale made in Italy, spiega la Coldiretti, è molto diversificata, con numerosi esempi di innovazione: dalla birra aromatizzata alla canapa a quella pugliese al carciofo di colore giallo paglierino, ma c'è anche quella alle visciole, al radicchio rosso tardivo Igp o al riso.

Le novità della “Beer Attraction” - Tra le novità di questa edizione di “Beer Attraction”, ci sono le sezioni dedicate alla ristorazione, “Food Attraction”, e alle tecnologie per birre e bevande, “BB Tech Expo-Beer & Beverage Technologies”. Spazio, oltre alle birre tradizionali, anche a quelle nate tra i filari di vino o tra le risaie, passando dalle specialità birrarie per celiaci fino ad arrivare a quelle basate su segrete ricette di antichi monaci o profumate alle essenze più esotiche. Organizzati anche corsi di degustazione e di spillatura, oltre a sfide tra cuochi e birrari. L’edizione dell’anno scorso ha registrato oltre 14.500 visitatori e 350 espositori dall'Italia e dall'estero. Quest'anno gli espositori sono oltre 400.

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