Pensioni, le novità della Legge di bilancio 2017

Molte le novità per le pensioni anticipate nel 2017 (Fotogramma)
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A cinque anni dalla Riforma Fornero, la nuova normativa fornisce diversi strumenti per consentire l'anticipo della pensione (Ape), favorisce chi ha svolto lavori "usuranti" e altro ancora. Ecco una panoramica delle principali novità

Cinque anni dopo il varo della Riforma Fornero, la Legge di bilancio del 2017 ha inserito nuovi correttivi per "addolcirne" gli effetti e favorire l'uscita dal lavoro di alcune categorie professionali. La nuova legislazione introduce, ad esempio, diverse opzioni per il pensionamento anticipato agevolato (Ape), abolisce le restanti penalizzazioni per chi si ritira prima dei 62 anni, allarga la platea dei percettori della quattordicesima e ne aumenta il valore per chi già la riceveva. Ecco dunque le principali novità per le pensioni anticipate nel 2017 e gli altri interventi messi in campo con la Legge di bilancio.

 

Ape sociale

L'Ape, ossia l'Anticipo della pensione, nella sua versione “sociale” interviene a beneficio di alcune categorie più meritevoli di tutela. Prevista in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, l'Ape sociale è un'indennità assistenziale a carico dello Stato erogata dall'Inps a quei soggetti che, avendo compiuto 63 anni con 30 di anzianità contributiva, non sono ancora titolari di una pensione diretta. Ricordiamo che in generale i requisiti di età per la pensione di vecchiaia sono, nel 2017, di 66 anni e 7 mesi per gli uomini e di 65 anni e 7 mesi per le donne (66 anni e un mese, se autonome o iscritte alla gestione separata). L'assegno Ape accompagnerà i lavoratori fino alla maturazione dei requisiti della pensione, a patto che rinuncino ad ogni altra attività lavorativa (salvo nei casi in cui i redditi non oltrepassano determinate soglie, di seguito specificate) e rientrino in particolari profili di difficoltà socio-economica. Rientrano in queste fasce agevolate:

  1. I disoccupati che da almeno tre mesi abbiano smesso di ricevere l'indennità di disoccupazione e il cui stato di disoccupazione, come precisa l'Inps, sia “conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell'ambito della procedura obbligatoria di conciliazione prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo”;

  2. Coloro che assistono un coniuge o un parente di primo grado con handicap grave da almeno sei mesi al momento della richiesta;

  3. Gli invalidi la cui disabilità è pari o superiore al 74%;

  4. I lavoratori che da almeno sei anni svolgono in modo continuativo un lavoro usurante o rischioso. Essi sono, come chiarito dalla scheda Inps: operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; addetti all'assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; insegnanti della scuola dell'infanzia e educatori degli asili nido; facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Per quanto riguarda l'importo mensile dell'Ape sociale, esso sarà pari a quello dell'assegno pensionistico al momento dell'accesso alla prestazione, fino a un tetto massimo di 1500 euro. Questo anticipo pensionistico sarà compatibile con attività lavorative dipendenti solo se i relativi redditi non superano gli 8mila euro l'anno (4800 euro per gli autonomi).

 

Ape volontaria

Sarà possibile, in alcuni casi, andare in pensione a partire dai 63 anni. Per venire incontro ai lavoratori che desiderano ritirarsi dal lavoro prima di aver maturato i requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, la Legge di bilancio 2017 ha previsto in via sperimentale, dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, l'Ape volontaria. A differenza dell'Ape sociale, l'anticipo prende la forma di un prestito mensile erogato da un istituto finanziario privato -  una banca, ad esempio - a beneficio di una più ampia platea di lavoratori con almeno 63 anni di età, 20 di contributi e distanti non più di 3 anni e 7 mesi dal maturare la pensione di vecchiaia. I prestiti ricevuti con l'anticipo pensionistico verranno restituiti nell'arco di 20 anni con una decurtazione dall'assegno Inps, in misura variabile a seconda del numero di anni di anticipo. Tramite l'assegno dell'Ape si potrà anticipare una parte o la quasi totalità della pensione che si sarebbe maturata. I dettagli su quest'ultimo punto saranno chiariti da un decreto attuativo atteso entro il 1° marzo 2017.

 

Costi e benefici fiscali dell'Ape volontaria – Come ogni prestito bancario, all'Ape volontaria si applicano gli interessi. Al capitolo costi, poi, va aggiunto anche il premio per l'assicurazione di premorienza, che copre il rischio che la morte sopraggiunga prima dei 20 anni necessari alla completa restituzione del prestito. Il costo medio annuo sull'assegno pensionistico è, secondo le stime del Governo, pari al 4,6-4,7% per ogni anno di ritiro anticipato. Lo Stato viene incontro a coloro che scelgono l'Ape offrendo “a fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi, un credito di imposta annua nella misura massima del 50% dell’importo pari a 1/20 degli interessi e dei premi”, spiega l'Inps. In altre parole, lo Stato si assume il costo di metà degli interessi dovuti a banche e assicurazioni. Inoltre, le somme ricevute a titolo di Ape e tale credito d'imposta non concorrono a formare reddito ai fini Irpef (l'imposta sui redditi per le persone fisiche).

 

Lavoratori precoci e addetti a lavori usuranti

Per chi ha iniziato a lavorare in età particolarmente precoce, versando almeno un anno di contributi prima dei 19 anni, sarà possibile andare in pensione anticipata avendo corrisposto almeno 41 anni di contributi previdenziali, a patto di rientrare nelle fasce meritevoli di particolare tutela, le stesse definite per accedere all'Ape sociale esposte in precedenza. Un'altra agevolazione per la pensione anticipata è stata definita, invece, per chi ha svolto lavori usuranti per almeno sette anni negli ultimi dieci anni di lavoro o per almeno metà della vita lavorativa complessiva. I beneficiari sono definiti come rientranti nelle seguenti quattro categorie:

  1. Addetti a mansioni particolarmente usuranti;

  2. Lavoratori notturni a turni e/o per l’intero anno;

  3. Addetti alla cosiddetta “linea catena” (lavoratori, in sostanza, che svolgono attività caratterizzate dalla ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale).;  

  4. Conducenti di veicoli di capienza complessiva non inferiore a nove posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo.

Per i dipendenti impiegati in questi settori la pensione anticipata si matura con un'anzianità contributiva minima di 35 anni. Non solo: per ognuna delle quattro categorie variano sia i requisiti di età sia la quota minima. Quest'ultima rappresenta la somma minima, fra gli anni di età e quelli di contributi, necessaria per maturare il diritto alla pensione anticipata. Si va da una quota minima di 97,6 a una massima di 100,6.

 

Spariscono le penalizzazioni  

La Legge di bilancio 2017 abolisce definitivamente le penalizzazioni per tutti i lavoratori che matureranno il diritto al pensionamento anticipato dopo il 31 dicembre 2017. Questi ultimi sono gli unici che, dopo vari ritocchi alla Riforma Fornero, potevano ancora subirle in caso di ritiro anticipato. La riforma delle pensioni del 2011 aveva previsto uno schema di penalizzazione per i lavoratori che optavano per il ritiro anticipato. La parte di pensione calcolata con sistema retributivo (relativa ai contributi versati al 31 dicembre 1995) subiva, in questi casi, una decurtazione permanente dell'1% per ciascuno dei due anni precedenti al 62esimo d'età, e del 2% per ciascun altro anno di pensionamento anticipato rispetto al 60esimo.

 

La "nuova" quattordicesima

La quattordicesima, la prestazione aggiuntiva che l'Inps eroga nella rata di luglio, grazie alla Legge di bilancio 2017 aumenterà d'importo e sarà assegnata a un maggior numero di beneficiari. Dall'anno prossimo potranno usufruirne i pensionati con almeno 64 anni di età, anche quelli che percepiscono un reddito compreso tra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Gli aumenti variano in base agli anni di contributi versati e al reddito complessivo del pensionato. Nel caso in cui quest'ultimo ammonti fino a 1,5 volte il trattamento minimo (nel 2016 è 9786,86 euro) la quattoridicesima sarà di:

  1. 437 euro (101 in più) per quanti abbiano versato fino a 15 anni di contribuzione da dipendenti o 18 da autonomi;

  2. 546 euro (126 in più) per quanti abbiano versato da 15 a 25 anni di contribuzione da dipendenti o da 18 a 28 da autonomi;

  3. 655 euro (155 in più) per quanti abbiano versato oltre 25 anni di contribuzione da dipendenti od oltre 28 da autonomi.

Nei casi, invece, in cui il reddito sia compreso fra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo (fino a 13.049,14 euro) la “nuova” quattordicesima sarà pari a:

  1. 336 euro per quanti abbiano versato fino a 15 anni di contribuzione da dipendenti o 18 da autonomi;

  2. 420 euro per quanti abbiano versato da 15 a 25 anni di contribuzione da dipendenti o da 18 a 28 da autonomi;

  3. 504 euro per quanti abbiano versato oltre 25 anni di contribuzione da dipendenti od oltre 28 da autonomi.

Se si dispone dei requisiti necessari, l'Inps provvederà a versare la quattordicesima senza necessità di presentare alcuna domanda.

 

"Opzione donna”

Per alcune donne sarà possibile accedere a una pensione anticipata con requisiti anagrafici assai più favorevoli, grazie all'estensione dell'"Opzione donna" introdotta dalla legge 243/2004. Ricordiamo che nel 2017 per le donne i requisiti per la pensione di vecchiaia sono di 65 anni e 7 mesi e 66 anni ed 1 mese, rispettivamente per le dipendenti del settore privato, e per le lavoratrici autonome e le iscritte alla gestione separata. La condizione da accettare, in questo caso, sarà un assegno calcolato interamente col sistema contributivo. Potranno usufruire del regime sperimentale "Opzione donna" quelle lavoratrici che al 31 dicembre 2015 avevano almeno 57 anni di età (58, se autonome) e 35 di contributi versati. Accettare tale liquidazione rinunciando a calcolare parte della pensione col sistema retributivo comporta, però, una riduzione della pensione in misura variabile. Essa sarà tanto più grande quanto maggiore era stata la differenza nei versamenti tra i primi e gli ultimi anni di carriera: chi ha versato contributi di importi simili per tutta la vita lavorativa, incorrerà dunque in una minore penalizzazione. Con la Legge di Bilancio 2017 non cambiano i termini per la maturazione dei requisiti anagrafici (31 dicembre 2015), la novità è che saranno ammesse anche le domande delle lavoratrici che non avevano maturato i requisiti anagrafici entro" il medesimo termine "per effetto degli incrementi della speranza di vita", dice la legge.

 

Cumuli di periodi assicurativi

La Legge di bilancio 2017 ha, infine, ampliato le possibilità di accorpare senza oneri i versamenti previdenziali corrisposti a diverse gestioni. Sarà così possibile maturare la pensione senza dover trasferire i contributi e percependo un unico assegno. Rispetto al passato, la principale novità è la possibilità di includere anche i contributi versati alle casse professionali privatizzate. Il cumulo può essere utilizzato per ottenere la pensione di vecchiaia, d'inabilità, per superstiti e, dal 2017, anche quella anticipata. Il calcolo dell'assegno finale avviene dalla somma di tutte le componenti cumulate, che ogni cassa previdenziale valuterà secondo le proprie regole nei relativi periodi d'iscrizione. Potranno essere accorpati:

  1. Assicurazione generale obbligatoria (Fondo pensioni lavoratori dipendenti e gestioni speciali dei lavoratori autonomi: commercianti, artigiani, coltivatori diretti);

  2. Gestioni sostitutive dell’Assicurazione generale obbligatoria;

  1. Gestioni esclusive dell’Assicurazione generale obbligatoria;

  2. Gestione separata;

  3. Iscritti alle casse professionali.

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