Smartphone a scuola, ecco il decalogo del ministero

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Il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha presentato, in occasione della tre giorni sull'innovazione tecnologica 'Futura' a Bologna, il nuovo strumento che punta a regolamentare al meglio l’uso dei device nelle scuole

"La sfida dell’innovazione si vince sviluppando spirito critico e responsabilità", per questa ragione il ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca ha deciso di stilare e diffondere un decalogo per l'uso dei dispositivi mobili a scuola. Lo ha spiegato il ministro Valeria Fedeli in occasione della tre giorni sull'innovazione tecnologica 'Futura' a Bologna, specificando che "questo decalogo diventerà un elemento che noi forniamo agli istituti sapendo che ogni scuola rimane nella sua autonomia e ogni insegnante nella sua libertà didattica di insegnamento". L’obiettivo dello strumento fornito dal Miur è quello di regolare l’utilizzo dei "tantissimi device che sono già presenti nelle scuole" per "accompagnare nell'utilizzo del digitale che significa anche educare a tempi e modalità di contenuto nell'utilizzo dei device". Il decalogo è composto da dieci punti e si rivolge sia agli insegnanti che agli studenti.

La scuola promuove l’uso della tecnologia

I primi tre punti teorizzano che per migliorare l’apprendimento e il benessere dell’intera comunità scolastica è necessario aprirsi al cambiamento che, in questo caso, è rappresentato dalle nuove tecnologie. Quest’ultime, secondo il Miur, possono rivelarsi un arricchimento della didattica ma il loro utilizzo deve essere regolato. "Proibire l’uso dei dispositivi a scuola - recita il secondo punto del decalogo - non è la soluzione" ma, allo stesso tempo, è necessario che non vengano utilizzati eccessivamente. Affinché il rinnovamento della scuola avvenga, inoltre, il ministero si impegna a fornire "i necessari servizi e l’indispensabile connettività, favorendo un uso responsabile dei dispositivi personali". 

Formazione e sviluppo professionale

Il Muir è convinto che il motore dell’innovazione siano dirigenti e insegnanti, che avranno "la libertà di introdurre l’utilizzo dei dispositivi nelle classi nei modi e nei tempi che ritengono più opportuni". A tal proposito nel decalogo si manifesta la volontà di coinvolgere l’intera comunità scolastica attraverso la formazione e lo sviluppo professionale. In modo che i dispositivi diventino "un mezzo, non un fine", perché "non basta sviluppare le abilità tecniche, ma occorre sostenere lo sviluppo di una capacità critica e creativa". Un compito che, secondo il decalogo, è proprio della scuola che, in un mondo sempre più connesso, ha il dovere di "educare alla cittadinanza digitale".  

Studenti più autonomi e responsabili

Attraverso l’uso consapevole dei dispositivi il decalogo punta a una "transizione verso situazioni di apprendimento che valorizzano lo spirito d’iniziativa e la responsabilità di studentesse e gli studenti".  Anche perché le possibilità di apprendere sono "ampliate, sia per la frequentazione di ambienti digitali e condivisi, sia per l’accesso alle informazioni e grazie alla connessione continua con la classe". Per questa ragione, sostiene il decalogo, è necessario che l’alleanza educativa tra scuola e famiglia "si estenda anche alle questioni relative all’uso dei dispositivi personali" con lo scopo condiviso di "promuovere la crescita di cittadini autonomi e responsabili".

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