Caso Consip, Scafarto e Sessa sospesi dal servizio per depistaggio

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Secondo i pm romani che indagano sul caso, i due ufficiali del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri avrebbero manomesso whatsapp dai cellulari per sviare le indagini

Il maggiore Gianpaolo Scafarto e il colonnello Alessandro Sessa, ex ufficiali del Nucleo operativo ecologico, sono stati sospesi dal servizio per la durata di un anno. La misura interdittiva, firmata dal gip Gaspare Sturzo, è stata richiesta dalla Procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla fuga di notizie legate al caso Consip. A giustificare l'adozione di questa misura cautelare a tempo è la nuova contestazione di depistaggio. Secondo le accuse, Sessa avrebbe chiesto aiuto a Scafarto per eliminare il backup automatico dell'applicazione Whatsapp, usata dai due per scambiare informazioni sull'inchiesta. Il tutto sarebbe avvenuto quando Scafarto era già indagato e il suo smartphone era già stato sequestrato dagli inquirenti. 

L'accusa: "Tentativo di sviare le indagini"

Si ritiene che, "al fine di sviare l'indagine finalizzata all'accertamento degli autori mediati e immediati della violazione del segreto a favore di Consip", Scafarto, il cui smartphone era stato sequestrato il 10 maggio scorso, su richiesta ed istigazione di Sessa (suo diretto superiore), per "non rendere possibile ricostruire compiutamente le conversazioni intervenute con l'applicativo whatsapp, provvedeva a disinstallare dallo smartphone in uso a Sessa il suddetto applicativo". Con l'aggravante di "aver commesso il fatto mediante distruzione o artificiosa alterazione di un oggetto da impiegare come elemento di prova o comunque utile alla scoperta del reato o al suo accertamento".

Gli altri episodi contestati 

Per il gip Sturzo questo episodio, aggiunto a quelli precedentemente contestati ai due indagati, giustificano la misura dell'interdizione dalle funzioni di pubblici ufficiali dei carabinieri anche per il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.
Tra gli episodi contestati ai due, in precedenza, c'è anche il presunto falso operato da Scafarto in una informativa in cui, da un lato, accreditò erroneamente la tesi della presenza dei servizi segreti nel corso degli accertamenti e, dall'altro, attribuì ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino una frase intercettata: "...Renzi l'ultima volta che l'ho incontrato".

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