Pizza, l'arte di farla è patrimonio culturale dell'Umanità per Unesco

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Dopo 8 anni di negoziati internazionali, in Corea del Sud c’è stato un voto unanime del Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale: la tutela dell'arte "dei pizzaiuoli napoletani" è il 58esimo riconoscimento per l’Italia

"L'arte del pizzaiuolo napoletano è patrimonio culturale dell'Umanità Unesco". L’annuncio è stato dato dal Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina su Twitter. Dopo 8 anni di negoziati internazionali, a Jeju, in Corea del Sud, c’è stato un voto unanime del Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Unesco per l'unica candidatura italiana, che ha riconosciuto come la creatività alimentare napoletana sia unica al mondo.

La decisione dell'Unesco

Per l'Unesco, si legge nella decisione finale, "il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l'impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da "palcoscenico" durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un'atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale". 

Nuovo riconoscimento per l'Italia

Per l’Italia si tratta del 58esimo bene tutelato (il settimo del Patrimonio immateriale riconosciuto), il nono in Campania. I lavori del Comitato Unesco si concluderanno il 9 dicembre e solo al termine di quella sessione l'Arte del pizzaiuolo napoletano sarà ufficialmente iscritta nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Anche il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ha voluto festeggiare con un tweet:

Un lungo lavoro di diplomazia

L'Organizzazione delle Nazioni Unite ha premiato così il lungo lavoro del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che nel 2009 aveva iniziato a redigere il dossier di candidatura con il supporto delle Associazioni dei pizzaiuoli e della Regione Campania. Il dossier della candidatura e la delegazione sono stati coordinati dal professor Pier Luigi Petrillo. Grande soddisfazione per Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della World Petition #pizzaUnesco che, con oltre 2 milioni di sottoscrizioni mondiali, ha sostenuto la candidatura italiana verso la vittoria finale: “Questo riconoscimento è la riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d'unione culturale. Si tratta di un successo perseguito dopo anni di intensa attività al fine di poter garantire la valutazione positiva.

La campagna di firme

Lanciata nel 2014 da Pecoraro Scanio sulla piattaforma di petizioni on-line Change.org, la campagna ha raccolto il sostegno di oltre 600 ambassador - tra personalità della cultura, dello spettacolo, della politica, dello sport, della società civile. L’obiettivo prefissato di 2 milioni di adesioni è stato ampiamente superato con firme di cittadini da più di 100 Paesi: numeri che fanno di #pizzaUnesco il movimento più imponente nella storia delle candidature di tutte le agenzie delle Nazioni Unite. La corsa, iniziata dal Napoli Pizza Village 2014 è proseguita attraverso le spettacolari iniziative all'ONU di New York, all'Unesco di Parigi, alle Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro.

Data ultima modifica 07 dicembre 2017 ore 07:52

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