Pizza patrimonio dell'Unesco: 2 milioni di firme in vista del verdetto

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A dicembre, in Corea del Sud, si deciderà se ammettere alla lista il piatto italiano più famoso nel mondo. Sarebbe il settimo bene immateriale tricolore

Due milioni di firme per riconoscere l'arte dei pizzaioli napoletani come patrimonio immateriale dell'Unesco. Sono quelle raccolte al Villaggio Coldiretti di Napoli, in attesa del responso: a dicembre, in Corea del Sud, si deciderà infatti se il piatto italiano più famoso nel mondo diventerà patrimoio dell'umanità.

La decisione a dicembre

Si concluderà tra pochi giorni un percorso iniziato quasi sette anni fa. La candidatura della pizza è l'unica italiana delle 34 che saranno esaminate del Comitato Intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio immateriale dell'Unesco. Non si tratta solo di un riconoscimento, ma di una decisione che potrebbe avere importanti ricadute economiche ed effetti positivi sui consumatori. "La pizza napoletana - spiega la Coldiretti - dal 4 febbraio 2010 è stata ufficialmente riconosciuta come Specialità tradizionale garantita dall'Unione Europea, ma ora l'obiettivo è quello di arrivare ad un riconoscimento internazionale di fronte al moltiplicarsi di atti di pirateria alimentare e di appropriazione indebita dell'identità. Una necessità anche per difendere i consumatori dalle pizze realizzate con farina proveniente da grano dell'Ucraina, mozzarelle ottenute da cagliate lituane, extravergine tunisino e concentrato di pomodoro cinese".

Quanto vale la pizza

La candidatura è stata spinta da Coldiretti insieme all'Associazione Pizzaiuoli Napoletani e alla fondazione UniVerde dell'ex ministro dell'Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio. L'inclusione nel patrimonio Unesco tutelerebbe un settore che vale 10 miliardi di euro, con almeno 100mila lavoratori fissi nel settore della pizza, cui se ne aggiungono circa 50mila nel fine settimana. Ogni giorno solo in Italia si sfornano circa 5 milioni di pizze nelle 63mila pizzerie e locali per l'asporto, taglio e trasporto a domicilio. Una popolarità che si traduce in un dato: oltre a essere la parola italiana più conosciuta al mondo, secondo un sondaggio di Coldiretti il 39% degli italiani ritiene che la pizza sia il simbolo culinario del Paese. Oggi sono gli americani i maggiori consumatori di pizza, con 13 chili a testa l'anno. Gli italiani guidano la classifica in Europa con 7,6 chili, staccando spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci (con 3,3).

I sei tesori italiani dell'Unesco

L'arte dei pizzaioli napoletani sarebbe il settimo tesoro italiano ad essere iscritto nel patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. Fino a ora, infatti, nella lista ci sono l'opera dei pupi (iscritta nel 2008), il canto a tenore (2008), la dieta mediterranea (2010) l'arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014). "Il riconoscimento dell'Unesco - ha spiegato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - avrebbe un valore straordinario per l'Italia che è il Paese dove più radicata è la cultura alimentare e dove la pizza rappresenta un simbolo dell'identità nazionale. Garantire l'origine nazionale degli ingredienti e le modalità di lavorazione significa difendere un pezzo della nostra storia, ma anche la sua distintività nei confronti della concorrenza sleale".

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