Avvelenamento da tallio, muoiono padre e figlia in Brianza

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Patrizia Del Zotto (62 anni) e suo padre Giovanni Battista (94) sono deceduti all'ospedale di Desio. Ricoverata anche la madre. Si indaga su prolungata esposizione a escrementi di piccione in un casolare di campagna in Friuli 

Due persone sono morte a Desio (provincia di Monza e Brianza) nella giornata di lunedì a causa di un'intossicazione da tallio, un metallo pesante e altamente tossico, che hanno probabilmente assunto o inalato durante un soggiorno in una casa di campagna.

Il ricovero e il coma

Giovedì 28 settembre, al ritorno da un periodo di vacanza a Varmo (Udine), la 62enne Patrizia Del Zotto era stata ricoverata all'ospedale di Desio per forti malesseri. La donna, residente a Nova Milanese, un paese di 26mila abitanti della Brianza, si era presentata in ospedale già tre giorni prima con la sorella, ma era stata subito dimessa. A poche ore dal nuovo ricovero, le sue condizioni sono peggiorate, fino a provocarle un arresto cardiaco e a farla entrare in coma. Le analisi a cui è stata sottoposta hanno scoperto nel suo sangue una forte intossicazione da tallio: per precauzione sono stati quindi richiamati in ospedale la sorella 58enne e gli anziani genitori: tutti e quattro si erano recati in Friuli, soggiornando in una casa di campagna.

Due morti in poche ore

Nella notte fra domenica 1 e lunedì 2 ottobre, la donna è deceduta nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Desio. A poche ore di distanza dal decesso, è arrivato in ospedale anche il padre della vittima, il 94enne Giovanni Battista Del Zotto: le sue condizioni sono apparse fin da subito molto gravi, anche a causa di patologie croniche di cui soffriva da tempo. L'uomo è morto nel pomeriggio, mentre sua moglie, di poco più giovane, veniva a sua volta volta ricoverata con medesimi sintomi da avvelenamento. Migliorano invece dell'altra figlia, che presenta livelli inferiori del metallo nel sangue.

Le ipotesi degli inquirenti

Secondo quanto ricostruito dagli accertamenti medici e dalle indagini dei carabinieri di Desio e da quelli di Latisana (Udine), la vittima e altri famigliari sarebbero stati a lungo esposti ad esalazioni di escrementi di piccioni, che avevano infestato il fienile della casa in campagna di proprietà della famiglia. Le feci di piccione, che contengono alte concentrazioni di tallio, non costituiscono però l'unica ipotesi al vaglio degli inquirenti. Le altre possibilità prese in esame sono quelle di un avvelenamento provocato da un potente topicida o da un'ingestione alimentare: nessuna delle tre supposizioni appare al momento confermata. Non è escluso nemmeno che ci siano altre persone intossicate dal tallio proveniente dalla stessa fonte che ha ucciso le due vittime di Nova Milanese. Lo afferma Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale di informazione tossicologica della Fondazione Maugeri, il centro che ha scoperto la causa dell'avvelenamento. "Stiamo controllando l'ambito familiare delle due persone decedute e le persone più vicine, una procedura normale in casi come questi. Quando troviamo dei sintomi compatibili con l'avvelenamento da tallio approfondiamo le ricerche. Ci potrebbe essere ancora qualche caso relativo a questo focolaio: il tallio è un veleno molto difficile da estrarre dall'organismo, i trattamenti possono durare anche cinque mesi prima che i livelli tornino normali".

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