Ditta protesi corrompeva medici, 12 arresti in Lombardia

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Nell'indagine condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Milano sarebbero coinvolti diversi ortopedici e medici di base, indagati per associazione per delinquere, corruzione e falso in atti pubblici

Compravano protesi di bassa qualità per gli ospedali in cambio di soldi e regali. Sono 21 i medici coinvolti nell'inchiesta della Procura di Monza, accusati a vario titolo di corruzione, associazione a delinquere e falso in atti pubblici. Le mazzette venivano corrisposte per il "disturbo", come lo chiamavano gli indagati, stando alle intercettazioni. Proprio la "spregiudicatezza" di alcune intercettazioni ha spinto la Procura di Monza ad avviare indagini anche su eventuali "lesioni volontarie" ai pazienti per aumentare ulteriormente il giro d'affari.

Protesi scelte per tangenti e non per salute pazienti

Sono 12 in totale i medici arrestati, tra cui tre chirurghi specialisti in ortopedia finiti in carcere e nove (sei specialisti e tre medici di base) ai domiciliari. A un agente di zona è stata notificata la misura dell'obbligo di dimora nel Comune di residenza. Secondo la Procura di Monza, i medici avrebbero agevolato l'acquisto delle protesi da parte di ditte "amiche" e in alcuni casi "moltiplicato" il numero degli interventi chirurgici che richiedevano l'utilizzo delle stesse "esclusivamente sulla base dell'accordo corruttivo" tra loro, "non tenendo in considerazione la salute dei pazienti".

Coinvolti chirurghi ortopedici e medici di base

L'indagine – guidata dalla pm Manuela Massenz - ha messo a fuoco i cardini del meccanismo corruttivo ideato e realizzato dal 2014 al 2017 dai rappresentanti di una società produttrice di protesi con il coinvolgimento di chirurghi specialisti in ortopedia, operanti in strutture private accreditate dal Servizio sanitario nazionale, nonché di medici di base.

Il sistema corruttivo

I rappresentanti della società si sarebbero mossi, attraverso il meccanismo corruttivo, per fare in modo che i chirurghi ortopedici spingessero gli ospedali a comprare solo protesi della loro multinazionale. Protesi che avevano prezzi compresi tra i 1.500 e i 2.500 euro. Per ogni acquisto andato a buon fine, ai medici venivano corrisposti tra gli 80 e i 100 euro. Le mazzette avevano varie forme, da soldi come anche un contributo mensile di 300 euro per i medici di base o il pagamento di "biglietti aerei" e "assunzioni di personale" per gli specialisti

Il ruolo dei medici di base

I medici di base compiacenti - ha chiarito il procuratore Luisa Zanetti -  per aumentare il numero delle persone a cui impiantare protesi e in cambio di denaro "hanno messo a disposizione dei chirurghi ortopedici individuati dai venditori di protesi il proprio ambulatorio, nonché 'reclutato' fra i propri pazienti", quelli da sottoporre "a visita specialistica" dei chirurghi. I medici di base per questo 'lavoro' avrebbero ottenuto un "corrispettivo fisso" di 300 euro al mese dai venditori di protesi e il 20%, circa 80 euro, sul pagamento di ogni visita incassato dagli specialisti. Infine, i pazienti venivano operati con l'impianto delle protesi. Da ultimo, per "incrementare comunque il numero di interventi, i medici chirurghi hanno chiesto ai propri colleghi di attestare falsamente la loro presenza in sala operatoria (come secondo operatore) durante gli interventi per l'impianto di protesi".

Indagini su "lesioni volontarie"

La "spregiudicatezza" delle azioni dei medici, emersa anche da alcune intercettazioni, assieme a una consulenza che ha rilevato "dati anomali" sul "numero di ricoveri" e sulle "reiterazioni di interventi sul medesimo paziente" hanno indotto la Procura di Monza ad avviare ulteriori indagini per verificare se i medici si siano spinti fino a provocare lesioni volontarie ai pazienti.

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