Alluvione Livorno, in Italia sono circa 12mila i fiumi tombati

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Il caso del Rio Maggiore di Livorno, il corso d'acqua interrato che è esondato e ha ucciso otto persone, è solo l'ultimo di una serie di disastri causati dall'incontrollata urbanizzazione 

In Italia si stima che circa 12mila chilometri di corsi d’acqua siano stati "tombati" o soggetti a pesanti interventi di cementificazione o urbanistica non regolamentare. Una stima che non può essere più precisa, dato l’elevato numero di torrenti e corsi d’acqua presenti nel Paese.

Cosa succede quando un fiume viene “tombato”

Quando un fiume viene “tombato”, ricoperto cioè da strade ed edifici e trasformato in canale sotterraneo, viene meno lo scolo, cioè l’area lungo gli argini che permette alle acque di defluire quando la portata del fiume aumenta significativamente. Quando quest’area non c’è, a causa dell’interramento del fiume, le acque invadono tutto ciò che si trova intorno al letto del fiume: strade, case, cantine, scantinati. Per evitarlo sarebbero necessari diversi interventi. Tra questi, la costruzione di vasche di scolo, in particolar modo a monte del fiume, per evitare che sottoterra la portata dell’acqua arrivi con troppa potenza.

Il caso di Livorno dopo quello di Genova

L’ultima tragedia causata dalla tombatura di un fiume è quella di Livorno. Otto le vittime del Rio Maggiore, un fiume lungo 10,5 chilometri e interrato per 1,5 nel 1986. All’epoca l’opera di tombatura era stata voluta per evitare proprio le alluvioni. Una soluzione che non ha funzionato. Il caso di Livorno non è l’unico. Il 4 novembre del 2011 – e poi ancora nel 2014 – i torrenti Fereggiano e Bisagno invadono Genova con le proprie acque. Nel 2011, sei persone muoiono nell’alluvione. Il Fereggiano è un torrente che fu cementificato e ristretto negli anni 60. Storia simile al Bisagno: coperto tra il 1928 e il 1931, attualmente passa sotto molte vie della città. All’epoca, il letto del torrente fu ristretto di 48 metri mentre la sponda venne abbassata da 5 a 3,5 metri. La portata del Bisagno era stimata intorno ai 550 metri cubi al secondo negli anni 30. Stima modificata a 1300 metri cubi al secondo nel 1998, il dato più recente tuttora a disposizione.

Olbia, la strage evitata due anni dopo la prima

Un altro esempio è quello del Silligheddu, a Olbia. Un fiume non cementificato ma soggetto a vaste opere di urbanizzazione non regolamentare, con edifici e ponti costruiti troppo a ridosso del fiume. Il 18 novembre 2013 furono 19 le vittime dell’esondazione del fiume. Due anni dopo, nell’ottobre del 2015, la strage fu evitata abbattendo un ponte per permettere alle acque di defluire.  

Le analisi di Legambiente 

Uno studio di Legambiente del 2011 - "L'Italia delle alluvioni" - cita, oltre a Genova, anche i casi di Roma, Milano e Messina, tutte città interessate da violenti nubifragi e conseguenti alluvioni causate dalle tombature dei fiumi nel loro sottosuolo. Nello stesso anno, il rapporto Ambiente Italia dell'associazione denunciava l'eccessiva "antropizzazione dei fiumi che causa una impermeabilità del suolo" e impedisce ai fiumi di "sfogarsi". 

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