Frane e alluvioni, l'Italia si scopre fragile e cementificata

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Sfruttamento del territorio, mancanza di interventi e cambiamenti climatici mettono sempre più persone in una situazione di pericolo. Ad oggi sono sette milioni i cittadini che vivono in zone a rischio. Un numero che potrebbe aumentare in futuro

In Italia sono sette milioni le persone che vivono sotto la minaccia del dissesto idreogeologico con l'incubo di frane e alluvioni. Una minaccia costante causata da anni di speculazione edilizia selvaggia, cementificazione del territorio e interventi che restano fermi, bloccati da burocrazia e ricorsi. E il futuro rischia di essere già segnato, con uno sfruttamento del territorio che continua inesorabile, mentre gli eventi meteorologici si fanno sempre più violenti e improvvisi. 

Il consumo di suolo continua inesorabile

Secondo i dati pubblicati lo scorso luglio da Ispra, l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, al 2016 si sono persi 23mila chilometri quadrati di suolo, pari al 7,6% del territorio nazionale. Un po' come se ci fossimo "mangiati"  uno spazio grande quanto Campania, Molise e Liguria messe insieme. E già due mesi fa i ricercatori del ministero avevano avvertito che "il consumo di suolo continua inesorabilmente ad aumentare" sia pure ad un ritmo di "3 metri quadrati al secondo", più basso rispetto agli "8 mq al secondo degli ultimi decenni". 

In un annto consumati 30 ettari di suolo al giorno

Una realtà che porta alle tante situazioni di emergenza che ormai accompagnano ogni ondata di maltempo sulla Penisola. E le previsioni per il futuro sono tutt'altro che incoraggianti. Secondo i dati forniti dall'Ispra gli scenari  ipotizzati al 2050 parlano di altre perdite di suolo che vanno da "1.635 kmq, a 3.270 kmq, fino a 8.326 kmq". Secondo l'Ispra "da novembre 2015 a maggio 2016 l'Italia ha consumato quasi 30 ettari di suolo al giorno, per un totale di 5mila ettari di territorio; come se avessimo costruito 200mila villette". 

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