Migranti, ecco il Codice di condotta per le Ong: LA SCHEDA

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Sono 13 gli impegni chiesti dal Viminale alle Organizzazioni non governative in materia di ricerca e soccorso in mare. Msf e la tedesca Jugend Rettet non aderiscono. Il ministero  avverte: esclude dal sistema di salvataggio

E' entrato in vigore il "Codice di condotta per le Ong impegnate nelle operazioni di salvataggio dei migranti in mare" messo a punto dal Viminale con il benestare dell’Unione europea. Nell’ultima riunione convocata dal ministero dell’Interno Medici senza frontiere e la tedesca Jugend Rettet non hanno firmato il testo, l'unica presente a dare l'ok è stata Save the Children. Sì anche da Moas e Proactiva Open Arms che ha manifestato la sua decisione con una comunicazione. Il Codice, una seconda versione, è del tutto uguale alla prima stesura, eccezion fatta per qualche correzione sulle due questioni più discusse: la presenza della polizia a bordo delle navi e il divieto di trasbordo dei migranti su altre unità.

Dopo il no di Msf, che ha detto di essere in disaccordo proprio sul trasbordo dei migranti e sulle forze dell'ordine a bordo, il Viminale ha commentato: “L'aver rifiutato l'accettazione e la firma del Codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso”. Save the children: "Abbiamo fatto la cosa giusta".

 

Sono in tutto 13 gli articoli stabiliti per regolamentare i soccorsi in mare, ecco i principali:

La polizia a bordo

La versione riveduta e corretta del Codice prevede che le Ong sottoscrivano "l'impegno a ricevere a bordo, per il periodo strettamente necessario, su richiesta delle autorità nazionali competenti, ufficiali di polizia giudiziaria" affinché possano raccogliere informazioni e prove finalizzate alle indagini sul traffico di esseri umani, "senza recare ostacolo alle attività umanitarie". Le Ong vorrebbero che gli agenti lasciassero a terra le armi, ma nel testo non viene menzionata questa richiesta che, in ogni caso, non ha molte chance di essere accolta.

Le eccezioni per il trasbordo

È stato ammorbidito il divieto di trasbordo: l'impegno "a non trasferire le persone soccorse su altre navi" sembra essere negoziabile a fronte della formula "fatta eccezione per i casi richiesti dal competente MRCC" (il Centro di coordinamento marittimo), e "sotto il suo coordinamento".

La Libia

Il Codice prevede anche che le Ong non entrino in acque libiche “salvo in situazioni di grave e imminente pericolo che richiedano assistenza immediata” e che non ostacolino “l'attività di Search and rescue da parte della Guardia costiera libica".

I finanziamenti

È richiesto anche "l’impegno a dichiarare, conformemente alla legislazione dello Stato di bandiera, alle autorità competenti dello Stato in cui l'Ong è registrata tutte le fonti di finanziamento per la loro attività di soccorso in mare e a comunicare, su richiesta, tali informazioni alle autorità italiane nel rispetto dei principi di trasparenza".

La trasmissione dei segnali

Le Ong dovranno anche "rispettare l'obbligo di non spegnere o ritardare la regolare trasmissione dei segnali Ais (Automatic identification system) e Lrit (Long range identification and tracking)".

No alle segnalazioni per le navi in partenza

Divieto anche di “effettuare comunicazioni o inviare segnalazioni luminose per agevolare la partenza e l'imbarco di natanti che trasportano migranti, fatte salve le comunicazioni necessarie nel corso di eventi Sar".

Aggiornare sempre il MRCC

Le navi delle Ong dovranno anche “osservare l'obbligo previsto dalle norme internazionali di tenere costantemente aggiornato il competente MRCC" e cooperare con esso "eseguendo le sue istruzioni ed informandolo preventivamente di eventuali iniziative intraprese autonomamente perché necessarie ed urgenti".

Le comunicazioni allo Stato di Bandiera

Chi dovrà essere costantemente informato dell'attività intrapresa dalla nave saranno anche "le competenti autorità dello Stato di bandiera".

Presentazione dell’idoneità

Le Ong saranno anche obbligate ad attestare “l'idoneità tecnica, relativa alla nave, al suo equipaggiamento e all'addestramento dell'equipaggi, per le attività di soccorso".

Soccorsi in zone particolari

Le navi dovranno informare il proprio Stato di bandiera quando un soccorso avviene al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita.

Cooperazione con le autorità

I responsabili saranno tenuti ad assicurare una cooperazione leale con l'autorità di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti.

Recuperare le imbarcazioni

Le Ong hanno l’obbligo di recuperare, "una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile", le imbarcazioni improvvisate ed i motori fuoribordo usati dai trafficanti di uomini.

In caso di infrazioni

Non è stata specificata un’eventuale interdizione dai porti, ma è previsto che "la mancata sottoscrizione" del Codice di condotta o "l'inosservanza degli impegni in esso previsti” possa “comportare l'adozione di misure da parte delle autorità italiane nei confronti delle relative navi, nel rispetto della legislazione internazionale e nazionale, nell'interesse pubblico di salvare vite umane".


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  • Data ultima modifica 31 luglio 2017 ore 20:30

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