Parco archeologico del Colosseo, via libera dal Consiglio di Stato

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I giudici hanno accolto gli appelli del ministero dei Beni culturali contro le due sentenze del Tar Lazio. Dalla Sesta sezione anche l'ok alla nomina di direttori stranieri

Il Consiglio di Stato ha dato il via libera al parco archeologico del Colosseo e ha detto sì anche alla nomina di direttori stranieri del parco stesso. La Sesta sezione del Consiglio di Stato, con due sentenze pubblicate oggi, ha accolto gli appelli del ministero dei Beni culturali contro le due sentenze del Tar Lazio. Le sentenze avevano accolto i ricorsi di Roma Capitale in relazione all'istituzione del Parco e alla nomina con selezione pubblica internazionale del suo direttore. Il Consiglio di Stato si è pronunciato in particolare su tre questioni: quella del necessario coinvolgimento di Roma Capitale nel processo decisionale; quella della fonte istitutiva ed infine quella del conferimento dell'incarico di direzione del Parco archeologico anche a cittadini non italiani.

"Coinvolgere Roma Capitale"

La prima riguarda, dunque, la necessità di coinvolgere, per assicurare il principio di leale collaborazione, Roma Capitale nella fase di istituzione del Parco archeologico. I giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto che sia necessario "distinguere la fase di organizzazione amministrativa da quella di esercizio delle funzioni di valorizzazione del patrimonio culturale". La prima fase, che viene in rilievo con la istituzione del Parco - poiché riguarda la creazione di uffici dirigenziali statali - "rientra nell'esclusiva competenza legislativa dello Stato e amministrativa del Ministero. L'esigenza di assicurare il principio di leale collaborazione viene in rilievo nella seconda fase che e' quella della gestione dei beni".

L'istituzione del Parco

La seconda questione affrontata dal Consiglio di Stato è relativa alla natura della fonte istitutiva del Parco. I giudici d'appello hanno ritenuto che la legge speciale di disciplina della materia autorizzasse il Ministero ad adottare un decreto non regolamentare.

L'incarico a cittadini stranieri

La terza questione esaminata ha riguardato la possibilità che incarichi, quale quello di Direttore del Parco archeologico, possano essere attribuiti anche a cittadini non italiani. I giudici di Palazzo Spada hanno affermato che il diritto europeo e la giurisprudenza della Corte di Giustizia ammettono che sia consentita una riserva di posti a soli cittadini italiani, con deroga al principio generale di libera circolazione dei cittadini europei, soltanto in relazione a posti che implicano l'esercizio, diretto o indiretto, di funzioni pubbliche, quali sono, in particolare, quelle poste in essere nei settori delle "forze armate, polizia e altre forze dell'ordine pubblico, magistratura, amministrazione fiscale e diplomazia". Nel caso in esame il Consiglio di Stato ha ritenuto che il Direttore del Parco non è chiamato a svolgere tali funzioni, in quanto il bando di gara gli attribuisce compiti che attengono essenzialmente alla gestione economica e tecnica del Parco. Si è, pertanto, ritenuta legittima la previsione di una selezione pubblica internazionale.

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