Mafia, Tribunale di sorveglianza dice no alla scarcerazione di Riina

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Il boss di Cosa Nostra resta detenuto al 41 bis. La richiesta dei legali era motivata da ragioni di salute: "Faremo ricorso"

Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato la richiesta di differimento pena o, in subordine, di detenzione domiciliare presentata dai legali del boss Totò Riina. I giudici hanno riunito due procedimenti, decidendoli insieme. Riina quindi resta detenuto al 41bis nel reparto riservato ai carcerati dell'ospedale di Parma. Alla richiesta dei legali, motivata da ragioni di salute del boss, si è opposto il pg di Bologna Ignazio De Francisci. 

L'avvocato: faremo ricorso

"Totò Riina rimane in ospedale ma è una ordinanza ampiamente ricorribile, e come tale sarà oggetto di ricorso", ha detto l'avvocato Luca Cianfaroni.

Le motivazioni dei giudici

Riina, secondo i giudici, "non potrebbe ricevere cure e assistenza migliori in altro reparto ospedaliero ossia nel luogo in cui ha chiesto di fruire della detenzione domiciliare". Per i giudici è "palese", a Parma, "l'assoluta tutela del diritto alla salute sia fisica che psichica del detenuto".

E questo, osservano i giudici (relatore Manuela Mirandola, presidente Antonietta Fiorillo), "a fronte di idonea sistemazione, da oltre un anno e mezzo, nel reparto detentivo ospedaliero ossia in stanza dotata di tutti i presidi medici e assistenziali necessari alla cura di una persona anziana", affetta da varie patologie. Riina "viene assistito giornalmente da un fisioterapista" e "dispone quotidianamente, senza necessità di spostamento alcuno, di un importante intervento assistenziale espressamente finalizzato al mantenimento della residua funzionalità muscolare". 

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