Yara, oggi sentenza d’Appello. Bossetti: "Poteva essere nostra figlia"

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I giudici di Brescia sono riuniti in camera di consiglio. Bossetti rischia la conferma dell'ergastolo: condanna ricevuta in primo grado. "Neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà", ha detto in Aula. "Non sono l'assassino, io vittima di un errore giudiziario"

È il giorno della sentenza d’Appello del processo per l’omicidio di Yara Gambirasio. L'imputato Massimo Bossetti, all'inizio delle sue dichiarazioni spontanee, ha voluto rivolgere un "sincero pensiero" alla vittima. "Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi", ha detto Bossetti, che in primo grado è stato condannato all'ergastolo. "Neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà". Il verdetto della Corte d’assise d’appello di Brescia è atteso in giornata. I giudici si sono riuniti in camera di consiglio e il presidente Enrico Fischetti non ha dato tempi per la decisione. "Non abbiamo limiti", ha detto in aula. Bossetti rischia la conferma della condanna ricevuta in primo grado, ma continua a dichiararsi estraneo all’omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra, scomparsa nel novembre 2010 e il cui corpo senza vita venne ritrovato nel febbraio 2011.

Le parole dell'imputato

Bossetti ha detto di essere vittima "del più grande errore giudiziario di tutta la storia". Il muratore ha anche stigmatizzato il modo con cui fu arrestato: "C'era necessità di scomodare un esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?". Girandosi verso il pubblico in aula per poi tornare ai giudici, ha detto: "Io non sono un assassino, mettetevelo in testa. Uscirò a testa alta dallo stesso, immenso portone da cui sono entrato". I difensori di Bossetti hanno detto che il loro assistito ha parlato "più come uomo che come imputato” manifestando tutto il suo dolore per "l'ingiustizia che ha subito".

Bossetti: “Io innocente, rifate i test”

Come già fatto in primo grado, il muratore di 46 anni si è dichiarato innocente nella speranza che, come dicono i suoi legali, "qualcuno finalmente gli dia retta”. Ieri, in un messaggio inviato al QN ha ribadito: "Da tre anni invoco la mia innocenza, da tre anni chiedo anche tramite i miei avvocati l'unica cosa che può consentire di difendermi, la perizia in contraddittorio sul Dna. Posso marcire in carcere per un delitto atroce che non ho commesso, senza che mi sia concessa almeno questa possibilità?. Confido che finalmente sia fatta Giustizia e io possa tornare a riabbracciare i miei cari da uomo libero e innocente quale sono, anche se ho una vita stravolta e comunque segnata per sempre”.

Le richieste della difesa

La difesa chiede l'assoluzione o la ripetizione dell'esame del Dna, ritenuta dall'accusa la "prova regina" della sua colpevolezza. I difensori hanno provato a introdurre elementi nuovi, compresa una fotografia del campo di Chignolo in cui fui trovato il corpo, che metterebbe in dubbio il fatto che il cadavere della tredicenne sia rimasto lì per tre mesi, come ricostruito dall'accusa. Un elemento che aveva causato dure reazioni delle parti civili: "È una foto tarocchissima", aveva esclamato uno degli avvocati della famiglia Gambirasio.

Le tappe della vicenda

La tredicenne Yara Gambirasio scomparve il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra dopo aver lasciato la palestra in cui praticava ginnastica ritmica, che si trova a 700 metri da casa. Il corpo è stato ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d'Isola. Gli investigatori hanno isolato una traccia di dna maschile sui leggins e slip della ragazza. Un dna simile a quello trovato mesi dopo su una marca da bollo di un uomo morto nel 1999, Giuseppe Guerinoni. Da qui è nata l’ipotesi di un figlio illegittimo, ribattezzato “Ignoto 1”. Nel giugno 2014 è stato arrestato Massimo Bossetti, muratore di Mapello, il cui Dna è risultato coincidere con quello di Ignoto 1. Il processo a Bergamo si è concluso con la condanna all’ergastolo per Bossetti. Un anno dopo è iniziato il procedimento d’Appello.

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