Cassazione: cognome della madre o del padre? Decide il bambino

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“Deve essere garantito non tanto l'interesse dei genitori, quanto quello del minore ad essere identificato nel contesto delle relazioni sociali in cui si trova inserito": con questa motivazione i giudici hanno respinto il ricorso presentato dal padre di un 14enne

Aggiungere al cognome della madre, acquisito fin dal primo momento, quello del padre biologico? L'ultima parola spetta al bambino, che può decidere con quale si sente più a suo agio.

Sentenza della Cassazione

Lo si evince dalla sentenza con cui la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo contro la decisione della Corte d'appello di Firenze, sezione minorenni, di rigettare la domanda di attribuzione del cognome paterno (in aggiunta a quello materno che il minore aveva fin dalla nascita) al figlio, nato nel 2003, oggi 14enne.

Interesse del minore

L'interesse da tutelare non è quello dei genitori, quanto quello del minore, ragion per cui i giudici hanno lasciato al 14enne la scelta. La legge, infatti, non riconosce nessuna automatismo, anzi attribuisce al giudice un "ampio margine di discrezionalità”, tenendo conto che il diritto al nome "costituisce uno dei diritti fondamentali della persona" e che la scelta deve tutelare l'interesse del minore.

Alla base della decisione - spiega la Cassazione nella sentenza n. 17139 della prima sezione civile - non deve esserci l'"esigenza di rendere la posizione del figlio nato fuori dal matrimonio quanto più simile possibile a quella del figlio di coppia coniugata", ma "quella di garantire l'interesse del figlio a conservare il cognome originario se questo sia divenuto autonomo segno distintivo della sua identità personale in una determinata comunità”.

“Non voglio avere altri cognomi”

Il tribunale aveva deciso di ascoltare il ragazzo, tra l'altro senza la mediazione di una psicologo, e assecondarne la volontà Il ragazzo aveva detto "di non volere né sostituire, né aggiungere il cognome del padre al proprio", perché "il cognome è personale e accompagna per tutta la vita. Ho vissuto per 12 anni con questo cognome e non voglio averne altri". Da queste parole, i giudici hanno desunto che imporgli il cognome l'avrebbe  turbato "fortemente" e finito per acuire l'astio verso il padre. La Cassazione ha condiviso il percorso dei giudici di merito e ha confermato la scelta.


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