Palermo, danneggiati simboli di Falcone in due scuole

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Distrutta una statua nel quartiere popolare dello Zen, non è la prima volta che l'istituto subisce atti di questo tipo. Nel pomeriggio un cartellone con la foto del giudice è stato dato alle fiamme nei pressi dello Stadio

Due attacchi al simbolo della lotta alla mafia, a pochi giorni dall'anniversario di via d'Amelio, dove nel 1992 morirono il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Nella mattinata del 10 luglio è stata danneggiata la statua di Giovanni Falcone che si trova davanti alla scuola Falcone a Palermo. Nella serata dello stesso giorno, invece, è giunta notizia di un altro atto vandalico: ignoti hanno bruciato un cartellone con un'immagine di Giovanni Falcone posizionato davanti i cancelli della scuola Alcide De Gasperi. 

Distrutta una statua già presa di mira

Il raid vandalico è stato messo a segno in via Pensabene, nel quartiere Zen del capoluogo siciliano. Più volte l'istituto è stato oggetto di danneggiamenti. Alla statua è stata staccata la testa e un pezzo del busto, usati poi come ariete contro il muro dell'istituto scolastico. Sulla vicenda indaga la polizia. 

Bruciata l'immagine del giudice

Nella stessa giornata in cui è stata distrutta la statua dedicata al giudice, posta davanti a una scuola del quartiere Zen, ignoti hanno bruciato un cartellone con un'immagine di Giovanni Falcone posizionato davanti i cancelli della scuola Alcide De Gasperi e che faceva parte di un gruppo di altri cartelloni che erano stati realizzati nei giorni scorsi dagli studenti della scuola di piazza Papa Giovanni Paolo II. A rendere nota la notizia è stato il Comune di Palermo. 

Gentiloni: "Misera vigliaccheria"

"Oltraggiare la memoria di Falcone è una misera esibizione di vigliaccheria". Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. 


 

Orlando: "Ambienti arroganti e mafiosi sono nervosi"

"Un atto da parte di chi tenta selvaggiamente di opporsi all'irreversibile cambiamento culturale e alla sempre più efficace opera di repressione ai quali non si rassegna - ha commentato il sindaco Leoluca Orlando -. A Palermo dove il cambiamento è stato forte ed irreversibile questi comportamenti confermano che c'è ancora molto fare ma che siamo davanti a un fenomeno che dimostra il nervosismo di ambienti arroganti e mafiosi che non si rassegnano all' inevitabile sconfitta".

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