Dottoressa uccisa davanti a ospedale: trovato morto il presunto killer

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L'uomo è stato ritrovato senza vita in un appartamento di Martinsicuro (Teramo). Il sospettato, dopo aver accoltellato l'oncologa di 53 anni, sarebbe fuggito a bordo della sua auto. Avrebbe avuto degli atteggiamenti da stalker verso la vittima che conosceva da anni

E' stato trovato morto, probabilmente suicida, in un appartamento di Martinsicuro l’uomo che il 21 giugno avrebbe accoltellato a morte davanti all’ospedale Val Vibrata di Sant'Omero (Teramo) Ester Pasqualoni, oncologa di 53 anni. Secondo fonti investigative, il presunto killer, che si sarebbe strangolato, sarebbe nato nel 1948 e probabilmente era un ex investigatore. Sembra anche che l'uomo, da diversi anni, riservasse attenzioni insistenti alla donna che avrebbe segnalato alcuni episodi alle forze dell'ordine. Sulla vicenda sono ancora in corso verifiche. 

L'aggressione e la fuga

Dopo aver atteso la sua vittima fuori dall'ospedale, dove la donna era responsabile del day hospital oncologico, e averla uccisa a coltellate, l’aggressore sarebbe fuggito a bordo di un’automobile e da quel momento la polizia e i carabinieri erano stati impegnati nel dargli la caccia. Finché, il 22 giugno, il suo corpo è stato ritrovato in un appartamento di uno stabilimento in cui il presunto assassino avrebbe abitato in precedenza.

I provvedimenti contro lo stalker

Subito dopo l’omicidio, un’amica della vittima ha riferito che la dottoressa aveva "presentato due denunce contro il suo stalker, ma erano state entrambe archiviate". Sempre secondo la donna, l’oncologa era perseguitata da "diversi anni" dallo stesso uomo. E, con il passare delle ore, emergono nuovi dettagli proprio sull’iter giudiziario della vicenda. Da quanto si apprende da fonti investigative, sembra che la donna avesse presentato un esposto, il 24 gennaio 2014, al commissariato di Atri (Teramo), dopo il quale erano stati fatti degli approfondimenti e si era arrivati a un ammonimento da parte del Questore e al ritiro del porto d’armi al presunto killer. 

Messaggi insistenti e appostamenti

La dottoressa, nel gennaio del 2014, avrebbe parlato di una "relazione di amicizia" con l'uomo che sarebbe andata avanti da circa dieci anni. Si sarebbe sempre "comportato bene", fino alla fine del 2013, quando la donna aveva cominciato a ricevere messaggi insistenti ed era diventata vittima di appostamenti. La donna si sarebbe nuovamente rivolta alle forze dell'ordine nell’aprile 2014, quando, mentre camminava a Roseto degli Abruzzi, avrebbe chiamato i Carabinieri segnalando che il presunto stalker era passato con l'auto e sembrava che la stesse riprendendo. Gli agenti avrebbero fermato l'uomo, sequestrandogli la telecamera che aveva in macchina, e sarebbe stato mandato un fascicolo in Procura.
Dopo la convalida del sequestro, chiesta dal pm di turno, il fascicolo sarebbe passato ad un altro sostituto procuratore che, sulla scorta di ulteriori accertamenti e anche della visione dei filmati della telecamera, avrebbe chiesto l'archiviazione. La donna allora, avrebbe fatto, attraverso il suo legale, richiesta di accesso agli atti ma nessuna domanda di opposizione all'archiviazione. Da quel momento sembra che non sia stata più sporta nessuna denuncia. Il provvedimento di ammonimento, però, sarebbe stato ancora in corso, perché non sarebbe mai stato revocato.

Telefono Rosa a Sky TG24: "Formazione specifica" su queste vicende

Su quanto accaduto si è espressa anche l’avvocato di Telefono Rosa, Antonella Faieta, ospite negli studi di Sky TG24. "Avevo avuto modo di conoscerla", racconta Faieta, "era una donna di un’empatia particolare". L’avvocato ha ricordato che la dottoressa lascia due figli e che "era una donna solare". L’auspicio è che casi come questo "servano a far capire che occorre avere una formazione specifica dei magistrati", perché vengano accolte le richieste d’aiuto delle donne. "Noi spingiamo le donne a sporgere denuncia ma quando loro vanno in una caserma devono trovare del personale che sappia dare tutte le indicazioni", precisa l'avvocato. Il Telefono Rosa - associazione che aiuta le donne vittime di violenza - ha anche annunciato che scriverà al Presidente Mattarella, in qualità di capo del Csm, al Ministro della Giustizia Orlando e alla Sottosegretaria con delega alle pari opportunità, Maria Elena Boschi, "perché ci ricevano e intervengano".

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