Dottoressa uccisa davanti all'ospedale nel teramano, caccia al killer

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La vittima era la respondabile del reparto di Oncologia del Val Vibrata, a ritrovare il corpo è stato un collega. Un'amica: aveva fatto due denunce contro uno stalker, ma erano state archiviate

Una dottoressa di 53 anni è morta dopo essere stata accoltellata nel parcheggio dell'ospedale Val Vibrata di Sant'Omero. La donna, una oncologa che aveva da poco finito il suo turno, è stata colpita al petto e alla gola. A trovare il corpo è stato un altro dipendente dell'ospedale.

Caccia all’assassino

La donna, nata a Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo, aveva due figli minorenni ed era la responsabile del reparto di Oncologia dell’ospedale. Sembra che avesse denunciato di recente uno stalker che la stava perseguitando. Polizia e carabinieri sono impegnati nella ricerca dell’auto con cui l'aggressore sarebbe fuggito. 

Due denunce contro lo stalker

"Aveva presentato due denunce contro il suo stalker, ma erano state entrambe archiviate". Lo riferisce un’amica della dottoressa uccisa a Sant'Omero (Teramo). L'uomo la perseguitava "da diversi anni", la "osservava e seguiva, sempre e dappertutto. Si era intrufolato nella sua vita non sappiamo neanche come, con artifici e raggiri. Non era un suo ex, non avevano niente a che fare, era solo ossessionato da lei".

Collega: “E’ morta tra le mie braccia”

“E' morta tra le mie braccia. Una cosa assurda pensare che era lei". E' questo il racconto il medico del pronto soccorso di Sant'Omero intervenuto per primo sulla dottoressa del suo stesso ospedale uccisa nel parcheggio della struttura, forse dall'uomo che sembra la perseguitasse.
"Ero in servizio mi hanno avvisato e sono corso. Ho trovato questa persona a terra riversa in una pozza di sangue. Quando sono arrivato non aveva più polso. Ho cercato di capire se potevo fare qualcosa. Ma era chiaro che non c'era più nulla da fare" ha raccontato ai cronisti.

“Era una persona stupenda”

"E' passato un altro collega. Abbiamo coperto il cadavere. Non l'avevo riconosciuta. Poi quando sono arrivati i Carabinieri, hanno visto i documenti e hanno chiesto se lavorava all'ospedale, a quel punto ho capito che era lei - ha continuato il soccorritore - Intorno c'erano evidenti segni di colluttazione, c'erano due borse in terra, il cellulare. Una cosa assurda. Poi c'è stata solo disperazione e pianto. Perché, chi, chi può volerle del male?". I colleghi hanno ricordato com fosse "una persona stupenda che ha aiutato tutti i pazienti, anche di notte. C'è sempre stata per tutti. Tra le mie mani ha fatto gli ultimi respiri. Una cosa assurda pensare che era lei".

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