Mafia: imprenditore si ribella a pizzo, arrestato boss Raccuglia

Foto d'archivio, Getty Images
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Quattro gli arresti seguiti alla denuncia di un commerciante di Altofonte. In manette anche Salvatore Raccuglia, fratello dell'ex numero due di Cosa Nostra Domenico. Tra le accuse a suo carico c'è quella estorsione aggravata dall'utilizzo del metodo mafioso

Quattro persone sono state arrestate dai Carabinieri di Monreale (Palermo) grazie alla denuncia di un commerciante, vessato dalle continue richieste del pizzo. In manette, tra gli altri, Salvatore Raccuglia, fratello dell'ex boss Domenico, considerato, prima del suo arresto nel 2009, il numero due di Cosa Nostra. Oltre a Raccuglia sono stati arrestati anche Salvatore La Barbera, Andrea Di Matteo e Giuseppe Serbino. Per tutti e quattro il gip di Palermo, dopo aver disposto la convalida del fermo, ha inoltre emesso, su richiesta della Procura della Repubblica, un'ordinanza di custodia cautelare. 

La denuncia dell'imprenditore

Per gli arresti di oggi si è rivelata fondamentale l'azione di un noto imprenditore di Altofonte, messo in ginocchio dalle richieste di estorsione che andavano avanti dal 2000. L'uomo ha deciso di rivolgersi alle Forze dell'ordine che, dopo alcuni mesi di indagini, hanno preparato una trappola a danno del clan. Il tutto è iniziato all'inizio dello scorso aprile quando, in qualità di emissario del boss, La Barbera si era recato dall'imprenditore per la solita richiesta di denaro che, secondo gli accordi, avrebbe dovuto ritirare in contanti il 15 dello stesso mese. In quella data, però, c'erano anche le telecamere dei Carabinieri ad inquadrare la transazione illegale: nel video diffuso dai militari si vede chiaramente la consegna delle banconote da 20 e 50 euro, per l'importo complessivo di 500 euro. La Barbera è stato bloccato subito dopo, mentre si stava allontanando dall'ufficio dell'imprenditore. I Carabinieri di Monreale lo hanno arrestato in flagranza di reato, trovandogli addosso denaro contante, suddiviso in mazzette, per un importo complessivo di circa 1500 euro. E che, secondo le ipotesi investigative, costituivano il frutto di altre estorsioni commesse nella stessa mattinata. In seguito a successive indagini i militari hanno trovato, presso l'abitazione dell'arrestato, un libro mastro con i dati relativi alle estorsioni commesse ad Altofonte, i cui proventi erano destinati al mandamento mafioso di San Giuseppe Jato per il sostentamento delle famiglie dei detenuti. Dalle informazioni contenute nell'agenda, gli inquirenti hanno, infine, accertato anche il ruolo ricoperto da Salvatore Raccuglia nel clan di Altofonte, nonché la sua presenza in summit con esponenti di spicco di altri mandamenti.

La cosca di Altofonte

Prosegue, dunque, il filone investigativo che da tempo si è sviluppato nei confronti della cosca mafiosa di Altofonte e che, già nel marzo del 2016, aveva portato ad azzerare i vertici del mandamento di San Giuseppe Jato. L'operazione, denominata “Quattropuntozero", condusse anche allora all'arresto, tra gli altri, proprio di Serbino e Di Matteo con l'accusa di associazione di tipo mafioso ed estorsione.

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