Milano: chi è Ismail Tommaso Hosni, aggressore della stazione Centrale

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Il ragazzo, che ieri ha accoltellato due soldati e un agente della Polfer, ha 20 anni, è residente in Puglia, ha madre italiana e padre tunisino. Ha raccontato di essere nato nel nostro Paese ma di essere tornato qui nel 2015. "Mi dispiace, ero arrabbiato", ha detto

Si chiama Tommaso Beïn Yousef Hosni Ismail il ragazzo italiano di 20 anni che ieri ha accoltellato, ferendoli in modo non grave, due soldati e un agente della Polfer alla stazione Centrale di Milano. Il giovane è indagato sia per tentato omicidio sia per terrorismo internazionale e si trova nel carcere di San Vittore. "Mi dispiace per quello che è successo, ero arrabbiato", avrebbe detto alla sua legale, Giuseppina Regina, che è andata a trovarlo. L'avvocata ha fatto sapere che chiederà al gip di disporre una perizia psichiatrica. Con lo "sguardo basso", ha raccontato, il ragazzo continuava a ripetere: "Nessuno mi ha aiutato".

Precedenti per droga

Hosni, padre tunisino e madre italiana, residente in Puglia, ha precedenti per droga. Lo scorso dicembre era stato arrestato sempre in Centrale per spaccio. Il ragazzo, ha detto il questore Marcello Cardona, apparterrebbe “a una famiglia difficile” e agli inquirenti ha raccontato di essere nato in Italia, di aver vissuto in Tunisia e di essere tornato nel nostro Paese nel 2015. Parole che gli investigatori stanno ora verificando. “La madre – ha detto ancora Cardona – vive al Sud (è residente a Foggia, ndr) e l'arrestato ha detto di avere avuto con lei pochissimi contatti negli anni”. “È una sorta di nomade che viveva in una specie di auto”, ha aggiunto il questore.

Senza fissa dimora

Hosni ha raccontato di vivere in un furgone bianco. Un mezzo noto alla polizia locale di Milano: dal 2014 a oggi, infatti, ha preso 357 multe. Soprattutto per violazione dell'Area C e della ztl in zona Paolo Sarpi, la stessa dove vivrebbe il reale proprietario, un uomo cinese che sarebbe estraneo alla vicenda. Solo due di queste multe sono state pagate. Alcuni residenti della zona di Quarto Oggiaro, dove il proprietario cinese ha la residenza e dove il 20enne viveva nel Fiat Ducato parcheggiato, hanno raccontato di ricordare il giovane e di aver chiamato più volte la polizia per segnalare il suo bivacco e atti osceni. La polizia ha confermato un intervento del 17 maggio: non avendo trovato nessuno sul posto, gli agenti hanno lasciato sul parabrezza del furgone l'ennesima multa per divieto di sosta. “Me lo ricordo, dormiva in un furgone parcheggiato davanti ai giardini. Era lì da un po', nei giorni scorsi avevamo chiamato la polizia perché stava facendo la pipì all'aperto e perché si masturbava nell'abitacolo”, ha raccontato una signora. “La polizia – ha aggiunto – è arrivata e lo ha identificato, ma ci hanno detto che in quel momento non stava facendo niente di male e non potevano far nulla”. Negli ultimi mesi, secondo gli investigatori, Tommaso Hosni potrebbe aver vissuto in diversi veicoli, scassinandoli di volta in volta.

Si indaga sulle frequentazioni del giovane

In un primo momento il ragazzo era indagato dalla Procura di Milano solo per tentato omicidio, ora si procede anche per terrorismo internazionale. I pm di Milano stanno facendo accertamenti sul suo profilo Facebook e su una eventuale rete di relazioni. Le indagini, infatti, si stanno concentrando sulle ultime frequentazioni di Ismail Tommaso Hosni per capire se il giovane possa essere stato indottrinato con idee estremiste da qualcuno, se stesse intraprendendo un percorso di radicalizzazione e se fosse una sorta di terrorista “in maturazione”. Il 20enne era un frequentatore abituale della stazione Centrale di Milano. Il 19 dicembre scorso è stato arrestato per spaccio assieme a un uomo libico che ora si sospetta possa averlo guidato verso il percorso di radicalizzazione. I due si presentavano sempre insieme per assolvere all'obbligo di firma in commissariato, alle 9.30 di tutti i giorni dispari fino al 6 febbraio. Gli agenti hanno notato un cambiamento in Hosni: dal primo giorno di firma ha iniziato a farsi crescere barba e baffi. Entrambi risultavano senza fissa dimora ma avevano indicato la fondazione Arca come punto di riferimento per l'alloggio.

Accertamenti su un profilo Facebook

“Sono solo e abbandonato”, sarebbero state le prime parole del ragazzo agli investigatori dopo l'arresto. Non avrebbe raccontato nulla, oltre a "Ero arrabbiato" detto alla sua legale, sui motivi che lo hanno spinto a reagire così a un semplice controllo dei documenti. Verifiche sono in corso su un profilo Facebook, ora oscurato, col nome “Ismail Hosni”. Gli investigatori stanno cercando di capire se è il suo, ma serviranno dei giorni. Dall’account sarebbero stati postati video e scritte in arabo inneggianti all'Isis. Dal profilo, con varie foto in giro per la città, emergerebbe anche che il ragazzo potrebbe aver lavorato in passato in un McDonald's a Milano. L'ultimo post, con scritte sul Califfato e un video, risale alla sera di due giorni fa. L'inchiesta per terrorismo internazionale è condotta dalla Digos.

 

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