Espulso dal Kenya e arrestato il "re" delle discoteche sarde

Mario Mele all'arrivo a Fiumicino
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Il 55enne Mario Mele è stato catturato insieme ad altri due italiani: i tre erano conosciuti come i "baroni della droga" e ricercati a livello internazionale per reati finanziari e collegati al traffico di stupefacenti

Dopo essere stato arrestato in Kenya la settimana scorsa, il "re delle discoteche sarde" Mario Mele è stato espulso e arrestato dalla Polizia di Frontiera appena sbarcato all'aeroporto romano di Fiumicino. Con lui anche Alberto Fulvio Leone, 68 anni, genovese di Quinto, e Stefano Poli, 70 anni di Como, anch’essi arrestati a Mombasa tre giorni fa perché in possesso di tre chili di eroina, due pistole e 20 mila euro in contanti: il trio era stato ribattezzato "i baroni della droga".

 

La notizia della sparizione - In mattinata si era diffusa la notizia del fatto che Mele non fosse più alla stazione di Polizia di Nyali, alle porte di Mombasa. Il portale italiano in Kenya, MalindiKenya.net, aveva riferito già martedì della "sparizione di due dei tre italiani arrestati con l'accusa di essere 'baroni della droga’”, aggiungendo che Mele era atteso dalla Corte di Malindi “per poter esercitare l'ordine di non estradizione”.

 

La cattura - In realtà sembra che “i baroni della droga” fossero spariti tutti e tre e che siano stati catturati della polizia keniana grazie alle indagini della sezione Catturandi del comando provinciale dei carabinieri di Milano. I militari, diretti da Marco Prosperi, sono riusciti a individuare Poli a Kilifi, località turistica marittima del Kenya dove, nel febbraio 2016, si era trasferito in vista di una sentenza e aveva comprato una grande villa con piscina. A quel punto è scatta l’espulsione dal Paese e l’arresto a Fiumicino, dove i tre sono atterrati intorno alle 13.15 con un volo della Qatar proveniente da Nairobi via Doha.

 

Mario Mele - Su Mele pendeva un mandato di cattura internazionale, emesso dalla Procura di Nuoro, per una presunta evasione fiscale di 17 milioni di euro legata alla gestione di alcuni locali notturni sulla costa gallurese. Latitante dal 2013, trasferitosi a Malindi per sfuggire all'arresto, sulla scia del "successo" ottenuto in patria ha gestito il club "PATA PATA Beach Club", lo stesso nome della discoteca che aveva in Sardegna. Qui l'imprenditore, spiegano gli investigatori, ha proseguito l'attività illecita già condotta in Italia, con incassi non dichiarati al Fisco, accumulati attraverso la gestione di locali di tendenza dell'isola come il "Buddha del Mar" di San Teodoro, il "Boca Chica" di Nuoro e il "Pata Pata" di Budoni e con l'utilizzo di società create ad hoc e intestate a prestanome. A questo si aggiungono l'impiego di lavoratori irregolari, la commissione di abusi edilizi, bancarotte e reati societari.

 

Stefano Poli - Poli, che in Italia doveva scontare 10 anni e 9 mesi, viveva in una lussuosa villa con piscina in Kenya, si vantava di mangiare ogni giorno aragosta e di bere vini pregiati, e nelle intercettazioni con gli amici derideva le vittime che aveva ridotto sul lastrico. Era stato condannato in via definitiva per il reato di bancarotta fraudolenta e truffa aggravata in concorso, colpevole di aver pianificato il fallimento della “Cos edil srl” di Bergamo attraverso la sottrazione e distruzione di documenti contabili per un danno valutabile in 6.650.000 euro e la conseguente mancata presentazione della dichiarazione dei redditi per un'imposta evasa di 15 milioni di euro, imposta evasa ai fini dell'Iva di 7.900.000 euro e liquidazione delle imposte dovute per 316mila euro.

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