Omicidio Yara, appello per Bossetti il 30 giugno

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Il muratore di Mapello torna davanti ai giudici di Brescia. In primo grado era stato condannato all’ergastolo per la morte della ragazzina sparita il 26 novembre 2010

È stato fissato al 30 giugno davanti alla Corte d'assise d'appello di Brescia il processo a carico di Massimo Bossetti, condannato nel luglio 2016 all'ergastolo in primo grado per la morte di Yara Gambirasio. La tredicenne di Brembate era sparita il 26 novembre del 2010, poco dopo essere uscita dalla palestra in cui praticava ginnastica ritmica. Tre mesi dopo il suo cadavere era stato ritrovato in un campo.

 

Dubbi sul Dna - I legali del muratore di Mapello nel nuovo procedimento contesteranno ancora una volta la validità della prova ritenuta fondamentale per arrivare alla condanna: il Dna trovato sugli slip di Yara che gli esperti hanno stabilito essere di Bossetti.

 

Le altre accuse - Anche il pm di Bergamo Letizia Ruggeri ha impugnato la sentenza all’ergastolo ma solo per la parte in cui Bossetti era stato assolto dall'accusa di calunnia ai danni di un suo collega, verso il quale avrebbe cercato di sviare le indagini.

 

L'identità di "Ignoto 1" - Massimo Bossetti, che si è sempre dichiarato innocente, si trova in carcere dal 16 giugno 2014 per l’omicidio della tredicenne di Brembate. L’arresto è seguito alla sua identificazione con  “Ignoto 1”: secondo i risultati dei test di laboratorio sarebbe suo il dna trovato sugli indumenti intimi di Yara.

 

La linea della difesa - Proprio dalla contestazione di questi esami partirà la difesa nel processo in appello il prossimo 30 giugno a Brescia. Le indagini infatti hanno accertato che il Dna nucleare è certamente di Bosetti ma su quello mitocondriale non è stata trovata la stessa corrispondenza. Una questione che secondo gli avvocati della difesa è stata risolta “sbrigativamente” dai giudici di Bergamo. In appello verranno anche sollecitati accertamenti sulle fibre dei sedili del furgone di Bossetti ritenute "compatibili" con quelle trovate sul corpo della vittima. Perizie che non sono state disposte nel processo di primo grado che ha visto condannato all'ergastolo Bossetti ma, come spiegato da uno dei suoi avvocati, Claudio Salvagni, sarebbero "ineludibili per l'accertamento della verita”.

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