Terrorismo, confermata in appello la condanna per la sorella di Fatima

Nella foto di archivio di un'operazione antiterrorismo l'immagine di Marianna Sergio, sorella di Fatima
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La Corte d'Assise d'appello di Milano ha ribadito la sentenza di primo grado: 5 anni e 4 mesi di carcere per Marianna Sergio, la sorella della prima foreign fighter condannata in Italia

I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano hanno confermato la pena a 5 anni e 4 mesi di carcere nei confronti di Marianna Sergio, sorella di Maria Giulia detta "Fatima", la prima foreign fighter condannata per terrorismo internazionale in Italia. La giovane, che oggi ha reso dichiarazioni spontanee in videoconferenza dal carcere, è accusata di avere organizzato il viaggio per la Siria, suo e dei genitori, con lo scopo di unirsi a Fatima in nome dell'Isis.

 

Dichiarazioni in videoconferenza dal carcere - Durante l'udienza, Marianna ha affermato di non credere che Fatima, partita nell'autunno del 2014 per arruolarsi nell'esercito dell'Isis, sia ancora viva: "perché era malata". Ha inoltre ribadito di essere "contro qualsiasi atto di matrice terroristica o politica". "Guardandomi indietro - ha proseguito - mi rendo conto di essere stata ingenua. Io e la mia famiglia volevamo riunirci pacificamente a Maria Giulia, che era in Siria, per starle vicino e per completare la nostra fede. Mai avrei pensato - ha aggiunto - che andare in Siria fosse un reato. Oggi non credo che rifarei quello che ho fatto".

 

Respinti i domiciliari - La Corte ha respinto l'istanza con cui il difensore di Marianna Sergio aveva chiesto la concessione dei domiciliari alla sua assistita. Per i giudici, tra le altre cose, sussiste ancora a suo carico il "pericolo di fuga". "E' una sentenza ingiusta - ha commentato il legale - sono sicuro che la Cassazione la annullerà riaffermando i principi in materia".

 

 

Confermate anche le altre condanne - Ribadite anche le condanne inflitte col rito abbreviato agli altri 3 imputati nel febbraio del 2016: rispettivamente 3 anni e 8 mesi e 2 anni e 8 mesi per Arta Kakabuni e Baki Cocku, gli zii di Aldo Kobuzi, marito di Fatima e anch'egli latitante in Siria. Infine, Lubjana Gjecaj, accusata di favoreggiamento, è stata condannata a 3 anni e otto mesi.

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