Processo trattativa Stato-mafia: Riina ci ripensa e non risponde al pm

Totò Riina dopo l'arresto (Archivio Ansa)
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Il boss corleonese ha revocato il consenso a farsi interrogare, annunciato invece lo scorso 30 gennaio. “Sto male, ho un problema”, ha detto in video collegamento dal carcere di Parma, dove si trova recluso

Il boss Totò Riina, imputato nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, ha revocato a sorpresa il consenso a farsi interrogare dai pm. "Sto male, ho un problema", ha detto il boss corleonese in video collegamento dal carcere di Parma, dove si trova recluso.

 

Il dietrofront di Riina arriva a pochi giorni dall’altrettanto inconsueta richiesta di volersi far interrogare, anticipata nella precedente udienza del 30 gennaio, quando il suo legale, l'avvocato Giovanni Anania, aveva dichiarato che il suo assistito era pronto e disponibile per rispondere ai pm in aula.

 

Sarebbe la prima volta per Riina - La volontà di sottoporsi all’esame di pm e avvocati nel dibattimento che cerca di fare luce sul presunto patto tra la mafia e figure delle istituzioni avrebbe costituito una prima volta assoluta per il boss. Riina, infatti, non si è mai sottoposto ad interrogatorio e dal suo arresto, nel gennaio del 1993, ha fatto solo dichiarazioni spontanee. 

 

Un suo eventuale sì avrebbe invece comportato per la procura la possibilità di fargli un ampio numero di domande. "Questo è un processo vuoto, non c'è motivo per cui il mio cliente dovrebbe rifiutarsi di rispondere", aveva detto il legale dopo avere parlato al telefono col boss e averne raccolto la volontà. 

 

Nessuno parla - Al momento nessuno degli imputati del processo sulla trattativa ha acconsentito a rispondere in aula ai pm tranne Massimo Ciancimino e il pentito Giovanni Brusca.

In passato più volte ha fatto dichiarazioni spontanee il generale Mario Mori e nella giornata di venerdì 10 febbraio, sempre per dichiarazioni spontanee, sarà la volta dell'ex ministro DC Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza.

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