Media tedeschi: “Roma voleva infiltrare Amri”, Gabrielli smentisce

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Il tunisino accusato di essere l'autore della strage ai mercatini di Natale di Berlino, doveva diventare un informatore negli ambienti dell'Isis. A sostenere la tesi è il domenicale "Welt am Sonntag". Il capo della polizia: "Ricostruzione falsa e totalmente inventata". TUTTI I VIDEO

Dalla Germania arriva un attacco all'Italia sulla vicenda di Anis Amri: il terrorista considerato responsabile della strage ai mercatini di Natale a Berlino il 19 dicembre scorso e ucciso a Sesto san Giovanni nella notte tra il 22 e il 23 dicembre. A lanciare l’accusa è il domenicale “Welt am Sonntag” che, in un’inchiesta, sostiene che il nostro Paese avrebbe potuto espellere Amri già nel 2011, ma che non lo fece perché tentò di infiltrarlo negli ambienti del terrorismo. Immediata la risposta del capo della Polizia Franco Gabrielli: “È una ricostruzione falsa e totalmente inventata”. (L'ARTICOLO DEL WELT AM SONNTAG)

 

L’ipotesi tedesca - Fonti del quotidiano sottolineano che Roma avrebbe potuto espellere Amri appena arrivato in Sicilia come richiedente asilo, ma non lo fece "in quanto l'intelligence italiana cercò di assoldarlo come infiltrato in ambienti islamisti". Il giornale sostiene, inoltre, che l'Italia avrebbe dovuto allontanare il terrorista che si proclamava minorenne dopo che Tunisi lo aveva riconosciuto come proprio cittadino, fornendo la data di nascita.

 

Gabrielli: “Scoop falso” - Secondo il capo della Polizia, Franco Gabrielli, la ricostruzione del “Welt am Sonntag” è “falsa e totalmente inventata". Il quotidiano “fa derivare, in spregio alla più elementare deontologia professionale, accuse infamanti per le quali gli autori dell'articolo saranno chiamati a rendere conto innanzi alle corti di giustizia competenti, nonché, moralmente, alle stesse vittime dell'attentato”. Il capo della Polizia sottolinea poi come una notizia contenente una grave accusa agli apparati di sicurezza nazionale, sia stata lanciata senza “effettuare una puntuale verifica al fine di conseguire l'effimero risultato di uno scoop che, seppur falso, ha arrecato un gratuito discredito all'intero Paese”.

 

I ritardi delle autorità tunisine - La ricostruzione temporale della permanenza di Amri in Italia arriva, in risposta alle accuse tedesche, dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Quest'ultimo spiega che la richiesta di riconoscimento e identificazione del terrorista di Berlino, necessaria per l’espulsione, era stata inoltrata a ottobre del 2014 alle autorità tunisine, che non hanno assecondato la richiesta. Terminato il periodo in carcere, Amri “fu immediatamente associato al Cie di Caltanissetta che tempestivamente rinnovò la richiesta allo Stato Tunisino ma, in questa occasione, la risposta arrivò tardivamente dato che erano stati superati i 30 giorni previsti dalla legge come tempo limite massimo per il trattenimento presso il Cie di un soggetto che aveva appena ultimato di scontare un periodo di detenzione in carcere. All'arrivo della risposta, quindi, il cittadino tunisino era stato necessariamente rilasciato". 

 

 

Il corpo di Amri ancora in Obitorio - Un mese dopo la sparatoria di Sesto San Giovanni, il corpo di Anis Amri è ancora a disposizione dell'Autorità giudiziaria, e non può quindi ricevere alcun nulla osta ad essere rimpatriato o affidato a eventuali parenti che lo reclamassero per le esequie. Al momento comunque non sembra che nessun familiare si sia fatto avanti per occuparsi del funerale, quando la salma sarà disponibile. Gli inquirenti non escludono che, tra gli altri accertamenti su Amri, ci possano essere esami tossicologici per sapere se l'uomo consumava regolarmente cocaina e ecstasy e per verificare se durante l'attacco fosse magari anche sotto effetto di droghe.

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