“Cucchi morto per un pestaggio”: la Procura accusa tre carabinieri

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A più di 7 anni dai fatti è stata chiusa l’inchiesta bis per la morte del geometra romano. Contestato l’omicidio preterintenzionale a tre militari accusati di averlo “colpito con schiaffi, pugni e calci che provocarono una rovinosa caduta”. La sorella Ilaria: "Finalmente si parlerà di omicidio"

 

La procura di Roma ha chiuso l'inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi. Ai tre carabinieri che lo arrestarono il 15 ottobre 2009 è stata contestata l'accusa di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità. I tre sono ritenuti responsabili del pestaggio del giovane geometra, morto una settimana dopo. Per altri due carabinieri sono ipotizzati i reati di calunnia e di falso. 

 

Le accuse - Secondo quanto scritto dal procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone ed il sostituto Giovanni Musarò, Cucchi fu colpito dai tre carabinieri (che lo avevano arrestato in flagranza di di reato per detenzione di droga) con "schiaffi, pugni e calci". Le botte, per l'accusa, provocarono "una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale" che "unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte”.

 

Contestato anche l'abuso di autorità - Ai tre carabinieri è contestata anche l'accusa di abuso di autorità, per aver sottoposto il geometra "a misure di rigore non consentite dalla legge". Per la procura c'è anche "l'aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento".

 

Inoltre, secondo l’inchiesta bis per la morte di Cucchi, i tre carabinieri avrebbero “affermato il falso” al processo nel racconto della notte dell’arresto del geometra. I tre avrebbero “accusato implicitamente, sapendoli innocenti, tre agenti della penitenziaria, dei delitti di lesioni personali pluriaggravate e abuso di autorità".

 

Attacco epilettico non citato come causa di morte - Tra le carte della nuova inchiesta, l'attacco epilettico del quale è stato vittima Stefano Cucchi nei giorni di detenzione dopo il suo arresto, citato in una perizia fatta in incidente probatorio come probabile causa di morte, non figura tra le cause che ne hanno causato il decesso.

 

Ilaria Cucchi: “Si parlerà di omicidio” - “Non lo so come sarà la strada che ci aspetta d'ora in avanti, sicuramente si parlerà finalmente della verità, ovvero di omicidio”, è stato il primo commento di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. "Ci gettiamo alle spalle anni durissimi, di dolore, di sacrifici, di tante lacrime amare. Ma valeva la pena continuare a crederci".

 

I legali della famiglia: è la verità che emerge - "Siamo emozionati e soddisfatti da questa conclusione che abbiamo atteso per anni”, ha commentato l'avvocato Fabio Anselmo, il legale che assiste la famiglia Cucchi fin dai primi momenti. “Questa è la verità che emerge: omicidio, calunnia e falsi i reati contestati che danno l'idea di cosa sia successo quella sera a Stefano. Dopo sette anni questa è la verità raggiunta. Ora al processo ce la giochiamo tutta, faremo i conti con tutti".

 

Legale CC: accusa non provabile in giudizio - L'avvocato Eugenio Pini, difensore di uno dei carabinieri accusati, ha replicato: "La Procura ha esercitato una sua prerogativa e ha formulato il capo di imputazione che ritiene sussistente. Noi riteniamo, di contro, che tale contestazione non potrà essere provata nel giudizio in quanto gli elementi di fatto su cui fonda non sono riscontrabili in atti e, tanto meno, nella perizia disposta dal Gip con incidente probatorio”.

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